Cammelliebambini

Ci pare che la monografia che abbiamo letta sulle origini del monachesimo (Garcìa Colombas) accenni a rituali esorcistici, cosicchè viene naturale immaginare che già il monachesimo avesse sviluppata una demonologia e il concetto di possessione.

Nel deserto, poi, la figura del demonio compare spesso, non solo simbolicamente, ma più ancora nella vita dei singoli monaci che si dice, ma non a ragione, si fossero ritirati nel deserto perché quello era il regno di satana e lì lo avrebbero combattuto, dimenticando, però, che nel deserto Gesù fu tentato, ma crocefisso lo fu in città.

Ma al di là delle solite parole introduttive dell’argomento, a noi preme illustrare un caso di possessione diabolica che emerge senza mezzi termini da un apoftegma di Macario l’Egiziano, cammelliere prima di farsi monaco. Leggiamo subito il Detto sesto dell’alfabetica

Il padre Macario diceva, per incoraggiare i fratelli: «Giunse qui con sua madre un fanciullo indemoniato, e disse a sua madre: – Su, vecchia, andiamocene! Rispose: – Non posso camminare. E il bambino: – Ti porto io. Stupii, disse il padre Macario, della malvagità del demonio, come tenesse a farli fuggire da lì

Sulle prime è solo un incipit classico della demonologia patristica, vuoi perché i fanciulli non sono sempre bene accolti dai Padri; vuoi perché fa ingresso l’indemoniato di turno, per un diavolo a tutto tondo, nel senso che possiamo credere solo alla parola di Macario, per cui chissà…

Ma c’è un particolare che penso sfuggito a tutti, poichè l’attenzione del lettore, neanche distratto, scivola subito sulla “malvagità del demonio” che li istiga a fuggire e non coglie il senso che emerge solo se si considera la professione precedente il ritiro nel deserto di Macario, cioè l’essere stato cammelliere.

Macario ha osservato la scena ed ha certamente udito le parole dure del bambino (vecchia, rivolto alla madre), ma non è questo che lo istruisce sulla possessione, quanto quel:”Ti porto io” perché la sua ex professione di cammelliere lo ha fatto esperto di pesi e di capacità, se i cammellieri erano coloro che attraversavano il deserto trasportando persone e merci.

Macario sa quanto un animale può portare, egli è esperto nella misura e nella distanza, per cui un bambino che porta sua madre dimostra una forza eccezionale, uno degli aspetti più rilevanti nella possessione.

Infatti così leggiamo in Aleteia che riporta l’opinione, che crediamo ben fondata, di Gabriele Amorth (è inutile qualsiasi specificazione), cioè

manifestare una forza sovrumana anormale per l’età e le condizioni fisiche della persona.

è sinonimo di possessione, per cui quel bambino non è un bambino normale se porta sua madre e Macario non desume la possessione da chissà quale intuizione patristica, ma fa appello, prosaicamente, a tutta la sua esperienza e professionalità di cammelliere, quella esperienza che gli fa subito capire che in condizioni normali sarebbe impossibile per un fanciullo sollevare e portare quella madre, per cui non è tanto o non è solo l’avversione, più o meno palese, al sacro, cioè ai monaci ciò che esprime il giudizio di possessione, ma è un giudizio professionale a cui si unisce l’esperienza di una guerra quotidiana contro satana, stavolta nelle vesti innocenti di un fanciullo erculeo.

Concludo scrivendo che se anche oggi la forza sovrumana è un aspetto della possessione, tale aspetto lo era anche per i Padri del deserto e dunque, limitatamente a questo aspetto, il concetto di possessione è rimasto lo stesso, tanto che ci chiediamo se non sia poi vero.

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