Io, Satana

Ci chiediamo, dopo l’attenta e ripetuta lettura, almeno per i primi capitoli, dell’opera di Garcìa Colombàs Il monachesimo delle origini, chi sia Atanasio di cui si tessono solo elogi in ambito certamente cattolico.

Se ne tessono gli elogi perché con lui nasce la storia del monachesimo primitivo; e se ne tessono ancor più gli elogi perché riuscì a riportare in seno alla chiesa un movimento, il monachesimo ma ancor più l’anacoretismo, che aveva tutto il diritto di disintegrare la chiesa attraverso una fuga mundi che ne avrebbe certamente denunciato l’ormai decadente parabola istituzionale e di compromesso tra lei e il mondo, cioè il potere.

Atanasio, si dice, riuscì a bagnare le polveri di una carica eversiva riportandola nell’alveo naturale della cristianità (la Chiesa) e per questo è santo, è sant’Atanasio. Ma lo è? o lo è fino a che punto? si sa davvero bene l’origine della sua Vita Antonii, oppure è un si dice, cioè si dice che con lui il monachesimo elegge il suo campione: Antonio.

Chi scrive (Antonio) a Costantino , può essere illetterato? e chi scrive (Atanasio) una biografia, può fare a meno di una cronologia certa? o che senso ha che la Vita di Antonio la scriva un vescovo se dei monaci si dice che dovessero guardarsi da due cose: le donne e, appunto, i vescovi perché entrambi soggetti a esercitare un’autorità che mal si concilia con l’anarcoretismo, cioè un’anarchia spirituale che faceva dire al monaco che lui e Dio erano soli al mondo?

Noi ci chiediamo, allora, il senso di ogni interrogativo, perché nel bene e nel male gestiamo il deserto con cammelliemoscerini, un deserto della Scrittura e della scienza, entrambe corrotte, cosicché viene naturale chiedersi e chiedere, ai lumi della patristica del deserto, se anche Atanasio e la sua celeberrima biografia non siano soltanto l’ennesimo falso, cioè una caffettiera churciliana che ha messo il manico all’incandescenza del monachesimo delle origini portandolo, assieme a noi – e a voi- a spasso nella storia e nella storiografia, consegnando un primato ecclesiale che, all’ipotetico ma opportuno vaglio, altro potrebbe non essere che una manciata di sabbia.

Ce lo chiediamo e lo chiediamo alla luce di un gioco, l’immancabile Scarabeo nel deserto che ci fa leggere Atanasio come Satana io, quasi una firma in quello che davvero sarebbe il capolavoro per eccellenza di tutta la falsificazione che sinora abbiamo conosciuto, tanto che Atanasio stesso, Satana stesso, compiaciuto, ci ha messo la firma.

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