Tu be Av, anche gli Ebrei celebrano il Natale

Del Natale abbiamo scritto molto perché lo richiede se si ha intenzione di riportarlo alle origini, quelle agostane, però, che la “tradizione” ha volutamente cancellato assecondando un piano molto semplice, ma oltremodo efficacie: tabula rasa.

Tabula rasa del passato, quello cristiano delle origini che però ha esercitato una forte pressione sulla cera e qualcosa è ancora rimasto scritto sulla tabula, tanto che, se ci muniamo di pazienza e di una buona lente d’ingrandimento, è possibile ancora leggere quanto le origini del cristianesimo avevano scritto.

Questo accade per il Natale, è vero, ma ancor più per quanto quel Natale riservava in termini di liturgici e di calendario, quello ebraico, che scandiva l’anno al suono delle feste.

E’ il caso di Tu be Av, la festa agricola per eccellenza, che segnava la fine della vendemmia, da sempre sinonimo di festa in campagna, tanto che una tradizione contadina, conservata dai sacerdoti di campagna, recita che “le ferie” le stesse di oggi ” erano la vendemmia”.

Questo fa di Tu be Av la festa agricola per eccellenza, un momento di grande gioia perché se il grano da pane, la vite dà il vino, quello della gioia, quello di Cana e quello che in tutti vangeli riconduce a Gesù, eletto a simbolo della vite, quando il Padre è il suo coltivatore (Gv 15,1).

La festa di Tu be Av, allora, non a caso è la festa delle nozze, perché le maritande scendevano non in piazza, ma nelle vigne e lì mostravano la propria virtù, quella che, in un modo o nell’altro, le rendeva attraenti.

Tale festa, Tu be Av, si scrive che si celebrasse a calendario fisso, cioè al 15 di Av, ma c’è un particolare che deve essere tenuto presente se il sito sinora linkato, che mi pare ebreo, ha ragione: la festa si teneva nelle vigne al “bagliore della luna” cioè di notte e con luna piena, altrimenti la festa sarebbe stata impossibile.

E’ dunque la luna piena che fa da splendida cornice alla festa, tanto che ci pare improprio scrivere che si tenesse a calendario fisso, un calendario che solo oggi potrebbe offrire una data fissa, ma non ieri perché, lo ripetiamo, la luna piena e la sua grande e romantica luce era l’ornamento delle fanciulle.

Adesso, dopo aver premesso ciò, non rimane che controllare quando sia stata la luna piena, caratterizzante Tu be Av, nel mese di Av nel 15 a.C., quando noi diciamo si sia tenuto il primo Natale della storia. Ma dobbiamo anche premettere che noi siamo digiuni di astronomia e ci muoviamo solo a rigor di logica, per questo soggetti a errori, forse grossolani, anche se non tali da impedirci di fornire un’eventuale tema di riflessione e, se del caso, di calcoli, magari più precisi o persino tali da demolire i nostri.

uttavia ci preme sottolineare come in ogni caso la coincidenza avvalori i nostri calcoli se nel 15 a.C. la luna piena di agosto cade, seguendo questo calcolatore, nel 19 di agosto, un 19 di agosto che supponiamo non tenga conto dell’avanzamento di 11 giorni rispetto al calendario gregoriano, come indica un altro programma di conversione dal gregoriano all’ebraico e viceversa, avvenuto nel XVIII secolo, per cui la luna piena cadrebbe, in realtà, nell’8 agosto, per una fase piena di 4 giorni, per cui compreso il nostro 10 agosto, giorno che noi dedichiamo al Natale, il primo della storia.

Anzi, ci preme pure sottolineare che la fase piena era forse al suo massimo splendore quel 10 agosto, perché mediano tra i 4 giorni di luna piena, tanto che non ci pare azzardato che la luna, forse, la si potesse quasi toccare con mano e capace di fornire tanta luce, almeno quella necessaria a un parto di notte in una stalla in cui era assolutamente vietato accendere un fuoco o una torcia, perché stalla di altri e sicuramente colma di paglia, oltreché struttura in legno.

A noi pare funzionale fissare Tu be Av a data fissa, forse perché nessuno danza più nelle vigne, tranne le volpi, quelle che le devastano (CC 2,15), ma all’epoca di Maria era gioco forza attendere la luna piena perché si tenesse la festa, la quale, quindi, si muoveva nel calendario seguendone le fasi.

Non sappiamo se abbiamo ragione, se cioè i nostri calcoli siano esatti o se i siti utilizzati siano accurati, tuttavia ci preme dire che, a una prima lettura, forse superficiale, abbiamo di nuovo ragione e non solo era il 10 agosto Natale, ma che, come ormai andiamo dicendo da molto, era luna piena e se le altre danzavano, Maria partoriva.

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