Nel deserto le orme del Natale

Leggere un libro e memorizzarlo con facilità non accade spesso, come non accade spesso – in verità mai- di leggere una monografia sul monachesimo delle origini e imbattersi nel Natale, ma non quello del 25 dicembre, quanto il nostro Natale, quello del mese di agosto, fermo al 10, come da anni andiamo scrivendo.

Leggere quindi un bel libro non accade spesso, e quello di padre Garcia Colombàs lo è, tanto è vero che non solo spiega magnificamente il monachesimo delle origini e dunque le origini della patristica del deserto, ma ci dà pure ragione sul Natale agostano.

Infatti, a pagina 124 de Il monachesimo delle origini, edito da Jaca Book, c’è una nota, la 43, alquanto insolita e controversa che attribuisce a Gerolamo una consuetudine frutto di “un’errata interpretazione” della koinonia pacomiana, poiché se le due assemblee ordinarie si tenevano una a Pasqua e l’altra nel mese di agosto, a proposito di quest’ultima, Colombàs le attribuisce uno scopo finanziario perché finalizzata alla rendicontizzazione.

Tuttavia, non solo Gerolamo parla apertamente di un giubileo in quell’occasione (vedi nota 43), cioè di una remissione generale dei debiti, ma non quelli contratti dalle singole comunità pacomiane, quanto quelli contratti tra i singoli monaci, in aperta osservanza del precetto evangelico di rimettere reciprocamente i debiti gli uni agli altri; ma vale anche far notare che le assemblee ordinarie si tenevano a Pasqua e ad agosto, cioè a Pasqua e a Natale, i capisaldi della biografia di Gesù.

Se così non fosse, sarebbe tutta da spiegare una logica diversa, cioè quella che sì, è giusto e fattibile riunirsi a Pasqua, cioè in primavera; mentre troviamo estremamente poco indicata una riunione che avesse obbligato a spostarsi in agosto, cioè nel mese meno indicato perché rovente per chi magari era costretto ad attraversare a piedi il deserto.

Solo un appuntamento inderogabile come il Natale può aver costretto Pacomio ad obbligare i suoi monaci a mettersi in un viaggio di chilometri e chilometri desertici ad agosto, altrimenti quell’equilibrio e moderazione che Colombàs scrive abbiano caratterizzato la gestione delle comunità pacomiane va perduto, a causa di un estremo climatico, organizzativo e logistico davvero poco consono trattandosi, se è vero, solo di un’assemblea ordinaria finalizzata a illustrare lo stato finanziario delle singole comunità, cosa che si poteva benissimo calendarizzare in mesi più temperati.

Egli, allora, istituì la riunione ad agosto (per noi al 10 e chissà che non torni di qualche utilità agli studiosi del monachesimo) perché celebrava la nascita di Gesù, colui che aveva dato vita alle comunità monastiche e di cui era il senso e il fine, un senso e un fine che emergono anche dalla nota di Gerolamo che non è “un’errata interpretazione”, ma la verità trattandosi di un giubileo, meglio ancora del Natale che non dispensava regali, ma ugualmente riemetteva i debiti, l’uno all’altro azzerando i debiti e i crediti, è vero, ma non quelli del ragionieristico dare e avere o entrate e uscite, quanto quelli contratti tra fratelli, Colombàs, a cui fraternamente invio il mio Requiem.

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