Il buco nero dei vangeli

Ci preme. Ci preme e gli dedichiamo il dopo pranzo, proprio perché in origine fu un Natale penitenziale, quello con la veste di sacco, piucché un sacco di regali.

Parleremo del Natale, ma da un osservatorio davvero insolito per molti, almeno quelli che di campagna sanno poco, forse addirittura meno di noi. Perché quel Natale non si collocò in duomo, cioè al tempio, ma in un ricovero per animali da foraggio (strong) e dunque bisogna conoscere gli animali per conoscere il Natale.

Infatti è dalla mangiatoia vuota che s’intuisce il senso, quello del Natale, perché se vuota significa che in quella capanna non c’erano animali, sebbene ad essi destinata.

Il Natale romano è fermo al 25 dicembre e quell’assenza pesa: se la notizia del parto fu data di notte perché di notte c’era chi faceva la guardia alle greggi, dov’erano quelle greggi nella capanna? o dov’era il foraggio se qualunque pastore o possessore, chessò, di cavalli o asini sa che a quell’ora la mangiatoria è piena, quando però i vangeli ce la trasmettono vuota se ospita Gesù?

Che fosse allora il 25 dicembre è smentito dalla logica della campagna che non solo non lascia senza foraggio gli animali durante la notte, ma anche dall’assenza degli animali stessi che con le temperature avverse dell’inverno, in particolare a Betlemme se ha ragione wiki, avrebbero dovuto far compagnia a Gesù, occupando però la stalla e mettendo a rischio il parto.

Poi c’è un’altra cosa che smentisce il 25 dicembre, mese freddo e piovoso, cioè che una partoriente avrebbe certamente avuto bisogno di fuoco, almeno tale da rendere una temperatura accettabile, ma in una capanna o in una stalla persino oggi non si fuma, tanto meno si accendono falò perché ricca, talvolta colma, di paglia.

Un proprietario non fuma, chi ti ha affidato, nel bisogno, il ricovero, all’epoca possesso forse importante, ti permette di accenderci un fuoco? No, è già tanto che ti abbia ospitato e mai metterebbe a rischio la sua piccola o grande capanna.

Dunque gli animali non ci sono, nonostante avrebbero dovuto esserci; la mangiatoia è vuota, sebbene avrebbero dovuta essere in uso e il fuoco, necessario, non poteva esserci. Ed ecco, allora, l’impossibilità agricola del 25 dicembre, che è molto più terra terra di una grande speculazione astronomica, ma fa la sua figura, tanto è vero che se la scena la collochiamo al 10 di agosto tutto si allinea:

1 non ci sono animali perché sono al pascolo, tanto è vero che Lc 2,8 dà notizia di greggi accudite.

2 La mangiatoia, allora, è vuota perchè gli animali stanno pascolando o lavorando, se il Sud italia insegna che nei mesi caldi e di luna piena, si riposa il giorno per lavorare la notte

3 Del fuoco non ce n’era bisogno, essendo agosto

La scena si ricompone nel suo originale cronologico che non fu il 25 dicembre, ma il 10 agosto, perché capace di dare ragione dei dettagli e di una conduzione agricolo-pastorale altrimenti ricca di lacune o stranezze.

C’è però un altro dettaglio molto importante che si colloca in quella capanna e in quella campagna: la luce, perché se abbiamo detto che il fuoco in stalla non si accende, come è stato possibile portare a termine un parto? non è forse indispensabile un minimo di luce?

Ecco allora spuntare nel posto la luna che sin da mesi or sono noi abbiamo detto essere stata bella piena quel 10 agosto del 15 a.C. ed essa fornì per intero la luce che venne nel mondo, piena lei, piena la luna a differenza del buco nero che appare essere il 25 dicembre che ha stravolto l’agricoltura e la pastorizia dando alla luce il mostro.

Ps: facendo piena la luna al 10/11 di agosto del 15 a.C. credo sia facile verificare se al 20 di aprile (arresto di Gesù) del 35 d.C. fosse nuova cioè nera, come è facile sapere che il novilunio ecclesiastico che segna la Sua resurrezione dopo 3 giorni, forse 3 giorni e mezzo, si verifica tra il 23 e il 25 sempre di aprile.

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