La tesi di Natale

Molti sono i modi con cui il blog indica la via del Natale, una via non della seta, ma del buonismo, quello, appunto, di Natale. E’ allora che siamo tutti più buoni e ci facciamo doni che anche Apocalisse dice sia giusto, perché gli abitanti della terra si fecero doni quando i due testimoni (Ap 11,3), un vero tormento dice sempre Apocalisse, furono uccisi e lasciati esposti in piazza nella loro veste di sacco, simbolo di un Natale penitenziale perché in ricordo di coloro per i quali “non c’era posto” (Lc 2,27).

Molti modi, dicevamo, indicano la via del Natale, compreso ai Magi, ai grandi, a coloro che scrutano il cielo e le sue luminarie, in particolare la luna che noi abbiamo scritto essere stata bella piena in quel 15 a.C. al 10 agosto, perché allora fu Natale, tanto che noi abbiamo anche suggerito il gioco, immancabile, del Natale: le scommesse, dando vincente il 10 agosto sul 25 dicembre, costretto, ipoteticamente, a pagare 75 volte la posta, se perde.

Prima però, abbiamo sperato in un intercapedine che, crollando, ruzzoli giù i libri del cristianesimo che fu, compresa la Bibbia, ma non una rinvenuta dalle ceneri della Vulgata, cioè una Sistina qualsiasi, ma proprio la Vulgata, cosicché sia facile, per un un martirologio cattolico, anch’esso ruzzolato a terra dall’intercapedine murata da un eroe, far luce sul calendario liturgico della Chiesa che anch’essa fu, ma prima del 1582, quando non si adeguò semplicemente il giuliano al gregoriano, ma s’inventò la storia, quella che adesso è oggetto di studio, ma è solo un feticcio.

Che Natale sarebbe quello che vomitasse sul pavimento tutti i veleni di una storia strega che ha ammaliato i fedeli sia alla chiesa che alla scienza! Un Natale, allora, che si caratterizzerebbe davvero per l’immancabile gesto di bontà. Un gesto di bontà che poi si è tradotto nella prassi della contabilità, la quale deve per legge tener conto della tredicesima.

Già, la tredicesima, da tutti aspettata anche se in un attimo sale su per il camino in fumo. Tuttavia essa rimane “gratifica natalizia” sebbene la legge ci abbia messo del suo e l’abbia trasformata in moneta sonante e contabilizzata, e questo è l’importante.

Tuttavia rimane gratifica e dunque, come la legge ci ha messo bocca trasformandola in una più moderna tredicesima, così noi diremo la nostra pescando dalle poche nozioni del diritto di cui siamo ancora in possesso e citiamo gli usi e le consuetudini che spesso sono state trasformate in legge ex lege, ipotizzando che la gratifica natalizia non sia solo qualcosa di recente, ma risalga alla notte dei tempi e della storia, cioè quella del Natale, quando, moneta sonante, si fecero acquisti , quelli proprio di Natale, perché lo si comprò il Natale distribuendo denaro, al fine di cementificare la menzogna a piacer di popolo, affinché tutti facessero festa, in primis il popolo che quando corre denaro gratis segue chiunque, persino il diavolo.

Quando si istituì il Natale dicembrino, si scoprì la fonte di un fiume di denaro che ancora scorre a Natale e che ha avvelenato tutta la cristianità, ma siamo certi che quella gratifica natalizia risalga agli anni immediatamente successivi al 1582, perché allora si divenne stranamente buoni, buoni con tutti e si distribuì un soldino a ciascun nucleo familiare affinché celebrasse, moneta sonante, il Natale dei bambini.

Non sarebbe difficile – e parlo per esperienza avendo avuto la possibilità di scartabellare fondi e filze relative ai feudi medicei- scoprire se d’un tratto nei registri di cassa, tenuti da ogni singolo fattore, faccia la sua comparsa la “gratifica di Natale”, magari scritta in latino, ma pur sempre capace di dirci quando fu istituita e quanto pesasse sulle casse del proprietario di una fattoria ricca di fuochi, cioè di famiglie, perché a Natale saremmo anche tutti più buoni, ma se ti sono state affidate le chiavi e i registri di un possedimento, devi per forza dar ragione anche della bontà se costa.

E’ la comparsa dunque nei registri di una nuova voce di spesa, quella relativa alla gratifica di Natale, all’indomani del 1582 che saprà dirci quando in realtà un uso o una consuetudine è nata, cioè quando anche il diavolo è diventato buono e si è regalato il Natale, che non sarebbe più quello dei film, ma di una tesi, quella di Natale, perché un pazzo di laureando che mi dà ragione si può sempre trovare.

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