Pietro, l'icona del savoir-vivre

Andrea è un nome importante, perché non è solo il fratello di Pietro, ma l’elemento di spicco di una famiglia. E’ Andrea, allora, il Boris dei nostri anni ’70, quando la spinta comunista aveva investito in pieno la famiglia operaia italiana che si sentiva sovietica in tutto, persino nei figli.

Si capisce Andrea con Boris, figlio di un tesserato comunista, mentre Andrea era tesserato ellenista, per un mileu culturale, religioso e familiare che emerge in prepotenza.

Vorremmo sintetizzare, allora, quell’ellenismo che caratterizza la famiglia di Pietro; Wiki ci sarebbe di grande aiuto nella sua sintesi, ma noi citiamo Gesù e il suo: “Vade retro satana, perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini” (Mc 8,33) e quegli uomini fanno la differenza.

Andrea è infatti l’uomo con il suo aner andros all’origine del nome, ellenista quant’altri mai, per cui Gesù non redarguisce solo Pietro, ma una cultura che sa troppo di uomo, quello ellenizzato che consiglia, consiglia pure il Messia a trattarsi bene (Mc 8,32), bene quanto lui e a concedersi il comfort di una vita che si fa intellettuale, vezzosa, carina e raffinata tanto quanto, perché toglie a San Benedetto il labora, per cui lege soltanto se la preghiera è talvolta macigno, una via quasi claustrofobica e non quella ampia e spaziosa curiale.

E’ uomo anche alla passione, Pietro, che impugna la spada, simbolo di potere, quando però in gioco c’era l’onnipotenza che doveva rivelarsi e realizzarsi con la resurrezione e non l’insurrezione.

Pietro impugna la spada e la sua logica è la logica del potere, della potestà di gladio, potere dell’uomo e sull’uomo; una spada che pretende incisa la realtà e non subita al martirio. Pietro è rivolta, è rivoluzione, ma non ha capito, pensando come gli uomini, che il mondo vive di un solo principio ed è mors tua vita mea per una dialettica storica che si fa animale, magari politico ma ignaro della Rivoluzione che vuole mors mea vita vestra.

E’ un uomo importante Andrea, perchè non vive di luce riflessa, ma lui stesso fa luce, luce su una famiglia e luce sulla storia: quella di Pietro dalla biografia controversa e rinnegata tre volte con un vivavoce che ha impressionato la storia e ne ha gettate le basi per uno stadio olimpico, ma che però ugualmente esige rispetto sino alla primazia sulle chiese, perché non sa concepire il divino e scivola sulla superbia che conosce solo una dimensione: quella verticale, l’uomo sull’uomo per una catena che si fa torre, Babele.

Andrea ci dice tutto questo ed è un di più evangelico, più di Pietro a cui presta non un nome, ma una personalità e un carattere, affinché sia chiaro chi sia, in realtà, fratello di Χ (chi), lettera di un alfabeto, quello greco, che riassume, con il 600 del valore ghematrico, il piccolo κόσμοσ (mondo), seicentesco pur esso e altrettanto barocco, stagione ed arte del savoir-vivre, a cui è crocefisso Pietro e non Andrea.

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