I chiaroscuri dei vangeli

Una pagina scritta in maniera eccellente da una pagina semplicemente scritta la si riconosce grazie ai dettagli che solo un lettore altrettanto raffinato sa scorgere, oppure scorge solo quando è rimasto molto colpito dal libro e ne vuole cogliere le singole sfumature.

Se io infatti scrivessi che Giovanni impugnò una grande torcia e si recò alla stalla, non avrei semplicemente scritto che prese qualcosa per far luce essendo notte, ma prese qualcosa di grande per far luce.

Compreso il dettaglio, a meno che Giovanni non voglia difendere i cavalli dai ladri con una grossa torcia, si capisce anche che fuori era buio pesto e occorreva una grossa fonte di luce.

Il Vangelo di Giovanni, al capitolo 18,3, segue lo stesso schema descrittivo e lascia al lettore comprendere quando riporta che, per la cattura di Gesù, non solo ci si mosse di notte, ma s’impugnarono torce e anche lanterne, come a dire che le sole torce, tanto era buio, non sarebbero state sufficienti o non reputate tali.

Una notte così buia, però, è giustificata solo dall’assenza della luna, cosa che noi infatti avevamo pronosticata nella nostra scommessa, la quale vuole che la Passione sia caratterizzata dalla fase nera della luna.

Avevamo anche fatto un appello a coloro che sono in grado di ricalcolare le fasi lunari attraverso sofisticati programmi, affinché emergesse chiaro che la notte della passione era molto buia, cioè nera. Ma adesso, alla luce di Giovanni, cioè delle torce e delle lanterne a far luce sulla scena dell’arresto, ne siamo già sicuri, perché nell’economia di un Vangelo in fondo brevissimo, non crediamo si sia proiettata sulla scena più luce di quanta ne fosse necessaria, per cui se Giovanni non ricorre alle sole torce significa che erano necessarie anche le lanterne, affinché i soldati potessero vedere e noi comprendere che era luna nera e dunque buio pesto.

Non abbiamo, quindi, un solo termine per i nostri calcoli, cioè la luna piena del Natale del 10 agosto del 15 a.C., ma anche la luna nera verosimilmente del 21 aprile del 35 d.C. per ricalcolare tutte le fasi lunari che caratterizzano la scrittura e l’archeologia (intendo i reperti come il VAT) quando in geometria due punti fanno sempre una retta, mentre di un blog fanno una rotta: quella da seguire in quel dedalo oscuro che è divenuta la sacra Bibbia, in particolare la sua cronologia.

Aggiungo, se permettete, un’altra scommessa a quelle già proposte ed è questa:

Se al 21 di aprile cadesse il novilunio dell’aprile del 35 d.C., noi siamo anche certi che, con il ricorso al novilunio ecclesiastico, il primo sottile filetto luminoso della falce lunare si nota esattamente 72 ore dopo il novilunio, cioè al 24 di aprile, come abbiamo a suo tempo scritto, ed esso segna la resurrezione che non sarebbe più un simbolo, ma il momento cruciale degli interi vangeli che ci hanno data anche la possibilità di calcolarne l’ora esatta.

Abbiamo parlato della luce come simbolo della Sua nascita attraverso la luna piena della notte di Natale; poi abbiamo parlato della luna nera come simbolo della Sua morte, adesso parliamo del primo sottile spicchio di luna simbolo della Sua resurrezione, certi che gli esperti di simboli sapranno farne tesoro, mentre io cercherò di accontentarmi di 7 scommesse immaginarie con questa ultima, cioè la luna visibile solo dopo 3 giorni (72 ore circa) dal 21 aprile del 35 d.C. (in ogni caso dopo il novilunio del mese di aprile del 35 d.C.), riempiendo così un portafoglio con il chiaro e lo scuro di luna.

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