I Padri? “Per niente facili”

Un enigma ancora senza risposta è costituito da un’interrogativo ancora aperto: cosa tradì Gesù? o cosa lo consegnò? Quale fu l’accusa tale da gettarlo nelle mani dei nemici se Gerusalemme gridava osanna figlio di Davide e un’ora dopo crucifige?

Nessuno ne sa niente e le ipotesi si accavallano procedendo, però, a piedi in un percorso accidentato d’ipotesi. Ma una lingua si conserva più laddove è penetrata dopo, quasi fosse acqua che alla fine di un solco ristagna e penetra più profondamente, cosicchè lascia umida più a lungo la terra.

Una terra che non a caso, secondo noi, è il deserto, evangelizzato per ultimo perché inospitale, ma è lì che il ristagno del messaggio originale è più abbondante, per cui è lì che riposa la verità di quella notte, in particolare in un tema caro a quella patristica cioè l’alter Christi, ossia l’incarnare con la vita, le opere e la parola Gesù.

Ecco allora la risposta al quesito sulla consegna di Gesù e sull’accusa che la rese possibile. E’ in Cassiano la soluzione, perché un suo detto tramanda o trasuda la verità quando egli (Alf 2) riporta l’esperienza di un anziano che aveva divisa la sua cella con una vergine, si dice, ma in realtà una prostituta che lo aveva reso tacciabile d’impurità con lei.

L’anziano sfida il giudizio e questo è solito nei Padri, ma il modo è assolutamente insolito e ripropone l’esperienza di Gesù che dopo tre giorni risorse dimostrando che in lui la Giustizia aveva trionfato, quando il giudizio della legge aveva fallito.

L’alter Christi che il detto propone è evidente per un fatto: l’anziano offre la prova sulla scorta dell’esperienza di Gesù, ossia chiede che sia piantato in terra il suo bastone e se germoglierà, come Gesù è risorto, egli sarà puro “da lei”, da lei prostituta, però, perché il Vangelo conosce una sola colomba di pace in quella notte oscura e fu Maddalena, la prima testimone oculare della resurrezione e l’unica depositaria, assieme a Gesù, della verità, cioè che come nell’anziano non si era consumato il ratto, così Gesù ne era innocente, per cui dell’uno germogliò il bastone, dell’altro la croce.

Questo significa -oltre a un artificio dal’alta scuola drammatica, cioè che i depositari della verità in tutta la Passione morte e resurrezione erano un Messia divenuto pagliaccio e una puttana, perché entrambi e unici al corrente della loro rispettiva innocenza- che la vergine che compare nel detto è retorica, magari di chiesa, che vede vergini ovunque, anche nel deserto, quando invece esso è bello perché offre una varietà di temi e di santi, nonchè di prostitute, che ne fanno uno spartito che quello attuale non tollera, votato com’è al più gretto e assoluto conformismo, e intollerante agli acuti trillanti e ai bassi profondi, cose che la chiave musicale imposta non tollera, perché ha scritto la sua musica in uno spartito farmacologico dalla curva piatta che taglia via i picchi come gli abissi di profondità, per proporre al secolo la sua solfa a 33 giri, “chiave universale della musica (De Gregori)” “che non ha futuro” (Fossati).

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