Imbecilli

La nostra piccola analisi, che si aggiunge al già molto detto e ridetto sulla figura del Battista, anzi, di Giovanni, si amplia, seppur di poco, perché noi vogliamo rendere giustizia al giustiziato, due volte giustiziato: la prima da Erodiade, che nasce lo stesso anno di Gesù, cioè il 15 a.C.; la seconda dall’esegesi attuale che ne ha fatta un’icona del suo sapere il quale emerge pagina dopo pagina, traduzione dopo traduzione che allungano la soluzione (Vangelo) a dismisura non depotenziandola, ma rendendola innocua, un placebo intellettuale dall’inesistente efficacia farmacologica.

La testa di Giovanni sa molto, anzi, sa troppo perché in lui l’attesa messianica si compie alla luce di uno studio e di una comprensione che mai ha raggiunto il suo vertice. Giovanni sintetizza, quindi, l’intero Antico Testamento che certamente, lo sappiamo, aveva prodotto molti Messia, tra cui quello istituzionale (Barabba), ma solo il Battista ha il segno, cioè ha la Scrittura: la colomba che segna la fine del diluvio di parole sull’onda dell’emotività.

Quel segno è simbolo di un Antico che finalmente ha prodotto il Messia e ciò fu possibile perché Giovanni entrò nello spirito profondo della Scrittura e da lì fece emregere il Messia. Quella testa, allora, fu dedicata allo studio e fu illuminata, tanto che ci meravilgia l’assenza di scritti attribuibili a Giovanni o ai suoi discepoli, perché se Gesù fu il Nuovo, Giovanni fu l’Antico e mai la sua esegesi raggiunse le vette del Battista che ne colse lo Spirito, quello Santo.

Si vestiva di peli di cammello, Giovanni, e mangiava miele selvatico e locuste. Poi, non abitava i palazzi dei re giusto per dirci che possedeva solo la sua testa, le sue idee a cui mai derogò, per un profilo intelletuale che ne fa l’antesignano di ogni battaglia intelletuale e di ogni leader.

Quella testa andò perduta, forse sono andate perdute e censurate in morte le idee per una mannaia censoria che ne ha decapitata la posterità, ma i vangeli sanno ancora trasmettere, se almeno una volta li si è studiati, l’anima e il volto scarno di un intellettuale che sfidò il potere.

Gesù e Giovanni sono uniti, allora, perché se l’uno li affronta Legge alla mano, l’Altro li sfida nell’autorità e nella legittimità dopo che Giovanni li aveva resi nudi, cioè adulteri. Ma sono uniti anche da un altro rapporto e questo emerge solo se l’oscena traduzione di Gv 19,34 si riesce ugualmente a comprenderla, sebbene quel “costato” alluda a tutto fuorchè al senso del passo, senso che emerge solo se si è compresa la decapitazione del Battista, cioè che lui era la testa dell’Antico Testamento, mentre Gesù, ovvio, era il cuore del Nuovo.

Ecco allora che quel costato, magari costato pure caro per l’edizione di grido, cela il cuore come deve tra l’altro essere, perché sempre quel costato altro non è che la gabbia toracica che protegge organi vitali, in primis il cuore, quello che fu trafitto in virtù del fatto che a Giovanni, invece, tagliarono la testa unendo il Battista e Gesù anche in un rapporto che si fa letteralmente organico.

Ps: non meravigliatevi del titolo: con il punto esclamativo sarebbe un offesa, mentre con un’alzata di spalle “è un latinismo” (Prof. Giorgio Venuti)

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