Il più grande

“Tra i nati di donna, nessuno è più grande di Giovanni” si legge in Lc 7,28 e questo appare di facile comprensione se egli fu il precursore del Messia e colui che lo battezzò, indicandolo alla folla perché depositario del segno, quello dello Spirito Santo: una colomba.

Tutto ciò ha forse esaurito la grandezza di Giovanni facendone il più grande uomo, ma non dicendoci, quel superlativo, quanto in realtà fosse grande e più grande di chi mancando quel contesto che rende esatta la misura.

Prima però di addentrarci nel problema, crediamo sia necessario collocare Giovanni nel Vangelo, perché di lui, è vero, si è detto molto, ma a noi risulta davvero strano quel gioco di teste perse che emerge dai vangeli, cioè che Erode perda la testa e con la sua la perda anche Giovanni e tutto a causa di due donne a cui era stato promesso molto, forse troppo se Erode considera Giovanni santo e giusto.

C’è una promessa, insomma, ma non come la si intenderebbe oggi sulle orme di noir, quanto perché quella promessa s’ispira a Eden in cui ci fu un’altrettanta promessa e fu quella di divenire, seguendo la suggestione del serpente, come Dio.

Anche quella fu una promessa che la lucidità di Eva seppe interpretare a meraviglia perché non comprese che in realtà noi non saremmo divenuti Dio, ma il serpente sì se avesse potuto. Ecco allora che lo scopo di quella promessa e di giungere ad Adamo tramite Eva che voleva farsi davvero bella e ci riuscì, il serpente, ad agghindarla i secoli venturi.

Con Giovanni è possibile scorgere, allora, la stessa promessa estorta a Erode, come è possibile scorgere la stessa identica dinamica omicida: si circuisce Eva (Erodiade e sua figlia) per giungere in realtà e di nuovo ad Adamo (Erode) perché si consumi il peccato: l’assassinio di un giusto.

Tutto ciò crediamo apra a una rilettura del profilo dei personaggi perché colloca tutto in un contesto vecchio, ma nuovo inondato com’è da una nuova luce che ricolloca la scena in Eden o, in ogni modo, presenta la stessa dinamica, una dinamica che rende grande Giovanni non perché santo o giusto e neanche perché il Battista, ma solo perché egli diviene il frutto per cui si commette il peccato o lo si ripropone per il riscatto dell’innocenza perduta, quella di Erode anch’egli, forse, nuovo Adamo, come Erodiade è la nuova Eva, mentre satana, il serpente e rimasto uguale, fedele al suo cliché.

Dunque Giovanni fu davvero grande, anzi, il più grande tra i nati di donna e questo genera una nuova riflessione perché non si tratta di una natura, qui non è questione di discendenza, ma di capire cosa in realtà celi la locuzione che non può essere fine a se stessa e segna quindi un termine a quo e ad quem, cioè da quando i nati di donna? e fino a dove?

Potrebbe apparire forzata la ricerca dei termini, ma noi abbiamo un’intera categoria dedicata alle occorrenze e dunque non forziamo la nostra ricerca di significati che già più volte si è spinta nella sacralità della Bibbia, la quale se è sacra, è sacra tutta, persino nelle occorrenze e dunque non ricorriamo ad un artificio ad hoc, ma a uno già collaudato.

Infatti, la nostra attenzione si concentrerà su μείζων (più grande) che ferma la sua occorrenza a 23 quando la genealogia lucana, se ben studiata, segna a 23 gli anni per ogni generazione da Davide a Gesù, ed ecco allora il contesto in cui si cala la grandezza di Giovanni e il termine a quo e ad quem: da Davide a Gesù, nessuno è più grande di Giovanni e coloro che hanno dimestichezza con 1-2 Re possono facilmente comprendere quali profili si ergano e comprendere anche che quello di Giovanni è “più grande”.

Se poi si volesse dare un lettura simbolica del regno davidico e farlo assurgere a simbolo del regno per antonomasia, si comprenderebbe che, stando tutti i regni della terra a esso inferiori, nessuno da Adamo in poi fu più grande del Battista, perché la storia del regno di Davide compendia la storia tutta.

Ecco allora che alla luce del Prologo di Giovanni si comprende anche perché il più piccolo nel regno dei cieli (espressione questa che fa da pendant ai nati di donna se essi collocano in un range storico ben preciso, cioè da Davide a Gesù) è tuttavia più grande di Giovanni, perché se da una parte abbiamo i “nati di donna”, dall’altra abbiamo coloro che né da sangue, né da carne, né da volere di uomo sono generati, ma da Dio per una grandezza che va oltre il limite umano, oltre la storia per addentrarsi nell’eternità.

Adesso gli intellettuali, alla luce del fatto che a Giovanni tagliarono la testa, forse sanno a che santo votarsi, perché fu Giovanni il più grande intellettuale dell’antichità, un intellettuale a tutto tondo, moderno quant’altri mai, un grande classico a cui appellarsi qualora il pensiero magari rifiuti la santità, ma apprezzi la grandezza che mai ci fu uguale.

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