Una storia d’amore

Adamo, lo abbiamo scritto altre volte, è la creatura spirituale e non si offenda Eva, quella di oggi, perché Adamo è simbolo delle creature spirituali (Maria rispetto a Marta), uomo o donna che siano.

Dunque la creatura umana fu creata spirituale e ci fu un tempo che essa mantenne la sua condizione primigenia, per poi chiedere a Dio che giunse alla conclusione che è bene che Adamo “non sia solo”, ma era bene per Adamo, non per Dio che, forse, esaudì una necessità piucché un richiesta e generò, dalla carne di Adamo, Eva affinchè fosse “carne della sua carne”.

Ma la necessità di Adamo era una necessità materiale se Eva fu tratta dalla carne e dunque Adamo, si dette al piacere materiale quello che, in quel caso, cioè nel caso di Eva, si può vedere, si può udire e toccare.

Eva era materia che Adamo potè amare e questo ci appare, solo sulle prime, buono sino a divenire quasi una condizione migliore perché amore, ma prima Adamo non si limitava ad amare: Adamo era una creatura spirituale che quindi adorava, per cui quell’amore fu in realtà un corrompersi perché è il dizionario che distingue nettamente “adorare”, cioè amare con grande trasporto, da “amare”, cioè provare un trasporto sentimentale e sensuale, quando quest’ultimo afferra la materia con i sensi, cosa che sfugge all’adorazione.

Adamo con Eva precipitò a una condizione inferiore a quella primigenia perché furono coinvolti i suoi sensi ed Eva fu, infatti, “carne della sua carne” per una carnalità che è davvero difficile definire amore e che, tra l’altro, avrebbe allontanato, come avvenne con la cacciata, Adamo da Dio.

Abbiamo spesso parlato di Eva come colei che gettò le premesse per la cacciata dal paradiso perché carne e su quella fece e fa leva il serpente per giungere ad Adamo, cioè allo spirito, all’anima. Tuttavia, rimanendo le premesse di Eva e le promesse del serpente, ci appare adesso più responsabile Adamo che scrisse lui l’introduzione alla storia – sì la storia- d’amore tra lui ed Eva che ancora non è finita, poichè l’epilogo di questa parabola discendente è scritto in Luca 23,29 per un odio che permeerà tutto il genere umano compiendo la sua discesa agli inferi, iniziata da un’adorazione non più sufficiente; trasformata in amore e da ultimo un epilogo efferato con l’immancabile lieto fine riservato solo a coloro che hanno stomaci così forti da giungervi.

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