Una culla nel deserto.

Continuiamo la nostra rassegna dei detti patristici con un apoftegma scandalo perché parla di sesso. Un padre (in realtà due perché se non erro l’apoftegma compare tra i detti di due padri) è accusato di aver usato violenza su una giovane del villaggio e quando il villaggio lo sa (il web ne faccia tesoro) corre alla cella dell’anacoreta per linciarlo.

Infatti, sebbene sulla sola testimonianza della ragazza rimasta incinta, esso lo cattura e lo picchia “sino a quasi morire” scrive il padre. Poi gli lega di tutto al collo sotto lo sguardo disperato del discepolo che di lì a poco si sente ordinare dal padre di vendere tutti canestri e risarcire la moglie, cioè colei che ingiustamente lo aveva accusato.

E’ qui il focus dell’apoftegma: il comportamento dell’anacoreta che avrebbe dovuto almeno tentare di discolparsi, certo che le prove della sua innocenza sarebbero emerse e l’accusa si sarebbe rivelata folle.

Tuttavia non fa questo, paradossalmente dà ragione al villaggio e si carica del misfatto come se lo avesse compiuto, tanto che tutto ciò stupisce e solo entrando in una logica è comprensibile ed è quella che i vangeli esprimono, ma solo tra le righe, cioè la lotta tra la legge e la giustizia, cioè tra le scienze giuridiche e la Sapienza (insomma, se aveva fuggito il mondo, che senso avrebbe avuto appellarsi alla sua legge e ai suoi tribunali?).

Se il padre avesse tentato di discolparsi in un processo, seppure di piazza, ne sarebbe andata di mezzo la Giustizia a favore di un legge che è appannaggio dell’uomo, non attributo divino come appunto la giustizia a cui il padre, infatti si appellò lasciando che gli uomini commettessero il loro errore.

Fu così che passarono i suoi giorni con la famiglia sulle spalle, ma una famiglia che non si allargò perché, appunto, intervenne la giustizia per un parto che non s’ha da fare e infatti fu tentato di tutto per far nascere il bambino, ma quello non ne voleva sapere, tanto che la giovane s’impaurì non tanto per lui, ma per la sua pelle crediamo e vuotò il sacco, ma non quello che teneva in grembo, ma quello dell coscienza.

“No, no non è stato il padre a usarmi violenza, ma un bel moretto: quello con l’orecchino però” e fu così che tutto il villaggio, meravigliato, corse alla cella del padre per scusarsi, ma rimase deluso perché l’anacoreta fece intedere loro che erano troppo stupidi per rimanere (in realtà dice loro che non avendo trovato né misericordia, né discernimento tanto valeva andarsene).

Ecco, allora, un caso per i nostri giorni, quelli che intentano cause per lo sgocciolo dal vaso dei gerani, quando a volte basta aspettare e saper leggere la Giustizia che tanto prima o poi non partorisce.

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