Scuola, licenza di uccidere

Una cosa è innegabile: mio padre ha acquistato e letto di tutto. Magari il suo fu un sapere frutto di una gola culturale, per cui si gettava su ogni novità, ma mai si è cimentato con letture banali.

E’ così che io ho impresso i suoi titoli nella mia mente, perché quei volumi finivano, letti, nel legno di una libreria che a stento conteneva la sua passione, fra cui “Descolarizzare la società” di Illich, volume che alcuni ritengono profetico, quando, purtroppo, Illich non fu profeta, ma solo il frutto di quella scolarizzazione che gli impedì di andare oltre i sensi.

Comprese, Illich, il dramma, ma non seppe darne ragione. Comprese che tra i bambini il tasso di mortalità era sistematico, cioè vicino al 100, perché la scuola li toglie sin da subito dal nido, per avviarli a un percorso che non è sapere: è istruzione, cioè un processo di omologazione del pensiero che ne fa una massa uniforme, anonima e omologata.

Comprese, Illic, che la scuola era un processo che di lì a poco sarebbe stato in tutto e per tutto simile alla formattazione di un floppy, grazie al quale quelle menti, quei floppy, sarebbero stati in grado di recepire solo di leggere file uniestensionali, per un’uguaglianza di lettura in tutto il mondo.

In questo processo di formattazione, infatti, il concetto di frontiera, quello che garantirebbe un minimo di democrazia, cioè di diversità, è stato smantellato. Non ci sono più barriere al pensiero che si dice e si tutela nella sua sacrosanta libertà di circolazione, ma non si dice che quel pensiero è unico e dunque circola solo lui, per una dittatura che alcuni definiscono relativista, ma che in realtà costringe il mondo a un canone.

Vide e disse bene Illic, vide che la scuola è l’artefice di quella dittatura che studia nei testi, ma che applica nella scuola, luogo da noi ritento più pericoloso al mondo, perché uccide i bambini per farne scolari.

Nessuno parla dell’altissimo tasso di mortalità perché il concetto stesso di morte è definito da quel pensiero unico che considera solo il decesso fisico, ma niente dice, sapendo, di quello spirituale e intellettuale, perché in quelle aule, sebbene si dicano multiculturali, c’è un pensiero solo e un solo file è ammesso ed ha l’estensione .scienza, cosicchè da adulti sappiano leggere e scrivere, è vero, ma con un unica lingua e un unico sapere che costringe il mondo.

Vide bene, Illic, lo abbiamo scritto, ma egli era frutto di quella scolarizzazione .scienza che aveva resettato i file .sapienza, quelli che gli avrebbero permesso di divenire floppy difettoso, ma inserito, lui sì, nel programma scolastico e far saltare i banchi, forse.

Egli non capì che la scuola impone il mondo, quello giovanneo, cosicchè esso giaccia sotto il potere del maligno (1Gv 5,19) che sale in cattedra apparendo in giacca e cravatta stimato professore in aule che neppure riescono a capire il dramma che vivono: quello di un pensiero unico tutelato democraticamente dalla libertà non di circolare, ma di uccidere.

Descolarizzare la società, babbo, è la prima cosa che dovrebbe fare una rivoluzione culturale, ma questo lo dice solo un floppy difettoso che il programma di formattazione non è riuscito a omologare, sebbene sottoposto all’intero processo.

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