Nozze rosa

Di Cana ce ne siamo già occupati e abbiamo scritto, riassumendo, che la libertà che Gesù è venuto a proclamare (Lc 4,18) è anche la libertà delle donne, ma non come la intenderemmo noi: Gesù libera elevando la donna al rango di madre con il matrimonio. Quel “che vuoi da me donna” rivolto a Maria, alla madre, riassume una condizione femminile di soggezione, perché Gesù parla con la lingua dell’Antico Testamento e riassume i fatti, quelli che giustificavano, per il divorzio, un semplice atto di ripudio (Mt 5,31).

Abbiamo anche scritto che Cana è il primo segno di Gesù, dunque la condizione femminile era in cima alla lista di quel proclama di libertà di cui ci parla Lc 4,18 e tutto ciò segnò una rivoluzione.

Infatti è con la questione femminile gettata sul tavolo di Cana che Gesù apre al superamento dell’AT che recitava chiaro “maschio e femmina Dio li creò” (Gn 1,27) come a sottolineare una differenza di genere che non solo giustificava una coppia, ma una gerarchia in un AT in cui era la forza il principio, non a caso dominante, come la forza, spesso bruta, caratterizzava l’antichità.

E’ questo che deve essere chiaro: Adamo ed Eva furono accoppiati da Dio alla stregua delle altre creature viventi, perché, lo ripetiamo, “maschio e femmina” furono creati. La rivoluzione di Gesù, allora, fu superare l’antico, sebbene testamento, per una relazione nuova, sponsale in cui la donna non è più femmina, ma colei che sposata, è elevata alla dignità di madre, ruolo paritario rispetto al padre.

Il Nuovo Testamento, dunque, affronta sin da subito la questione femminile con Cana in cui è presente Dio a quel matrimonio, perché è adesso nel Suo volere un e quel rapporto sponsale che non conosca più il maschio e la femmina, ma il marito e la moglie uniti con le nozze.

E’ dunque volontà di Dio quel matrimonio perché è Dio che ha unito e non accoppiato la donna all’uomo e viceversa, tanto che Gesù è chiaro: “L’uomo (il maschio, forse) non separi ciò che Dio ha unito” (Mt 19,6) perché forse neanche più è adulterio, ma un’aperta sfida a Dio, se Dio ha fatto conoscere la moglie al marito e il marito alla moglie istituendo -è vero- un preciso sacramento, attraverso vie che magari sono ignote agli sposi che possono chiedersi magari il perché, come Giuseppe che si trovò di fronte all’assurdo di una gravidanza in cui lui non aveva avuto nessun ruolo, ma non il come che certamente sarà evidente, come sa essere evidente la volontà di Dio che trova sempre il modo di farsi strada (Mt 1,20).

Fu così che a Cana Eva divenne Anna, la profetessa adoratrice dei bambini; e fu così che l’eros, che caratterizza l’antichità, divenne agàpe per una rivoluzione rosa.

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