Schiave dell’uomo Gesù non vi creò

Pubblico il post di apertura di una discussione che ho aperta in consulenzaebraica che subito l’ha chiusa (accade immancabilmente questo con me, in tutti forum, anche se stavolta mi chiedo se parlare della condizione della donna ai tempi di Gesù in un forum ebraico sia proibito o fuori luogo come mi è stato fatto notare).

A seguito della citazione aggiungerò quanto ancora mancava alla discussione.

Le nozze di Cana fanno scandalo perché Gesù non cita mai sua madre con il titolo consono, madre appunto, nè con il nome proprio, ma quasi ricorre a un epiteto misogino: donna. “Che vuoi da me donna?” le intima quando ella gli si rivolge per far notare che non hanno più vino. La chiesa cattolica ha percorso lo scibile biblico per salvare la Madonna dall’indifferenza evidente del figlio chiamato a compiere la volontà di Dio, non di una donna.

Eppure Gesù fa la volontà di Maria perché nel passo compare donna e madre in luogo di Maria che non è citata, ma questo, in contesto di nozze, ci parla di una donna che, sposata, si eleva al ruolo di madre, paritetico a quello di padre.

Ci fu quindi una rivoluzione a Cana se la donna, in tutta quell’epoca e ben oltre, quasi fino a noi, era considerata una schiava, mentre adesso, cioè a Cana, è donna che, sposandola, diviene madre. Leggiamo nei Vangeli che Gesù venne a proclamare la libertà degli schiavi (Lc 4,18), dunque proclamò anche la libertà della donna da una condizione servile in un contesto maschilista. Per questo la freddezza di Gesù fa scalpore: invita alla riflessione e a non leggere quello che è scritto, ma quello che significa.

Come “significa” tutto quel vino tipico, casomai, di un festino orgiastico, ma a ben guardare perfettamente consono alla massima latina “In vino veritas” e lì, di vino, ne avevano bevuto molto per cui c’era molta verità. Non c’era l’inganno dell’immancabile lato oscuro di un matrimonio, non c’era, ad esempio, una separazione di beni che da sola mina e vieta la cerimonia in chiesa cattolica. Lì c’era quell’amore sponsale tutto luce, tutto verità che non significa assenza di difetti, ma solo che facevano parte del contratto matrimoniale siglato dalle parti e nessuno sarebbe rimasto deluso da una donna che sposata sarebbe divenuta madre; e da un uomo che, altrettanto sposato, padre

Quanto sopra significa che la questione femminile, tuttora aperta nella società e nelle famiglie, non appartiene al milieu culturale dei vangeli se Gesù proclama la libertà di tutti gli schiavi (Lc 4,18), compresa quindi la donna.

Bisogna chiedersi, allora, come, scacciata dalla porta, la servitù di massa delle donne sia stata reintrodotta dalla finestra e da chi. Beh, la risposta è semplice alla luce di

1Cor 14,35

Ef 5,22

Ef 5,24

Col 3,18

Tit 2,5

1Pt 3,1

1Pt 3,5 dove si tessono le lodi delle buone, docili, schiave e sottomesse donne di una volta, facendo finta d’ignorare che dopo Cristo non più perché erano, appunto, favole come lo stesso Pietro afferma ricorrendo all’incipit classico dell’affabulatore “C’erano una volta”

Come potete benissimo comprendere da sole, la questione femminile rinasce in Pietro e Paolo, in San Pietro e Paolo, cioè in Vaticano, per cui vi sarà facile dedurre le ragione dell’intera vostra disgrazia, non imputabile al Padre nè tanto meno al Figlio, ma solo a coloro che amavano il rullare dei pugni sul tavolo e molto spesso in faccia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.