Dal romanico al barocco: una caduta di stile

Stiamo leggendo la vita di Teresa D’Avila, dopo il suo Castello interiore e Il cammino di perfezione. Ne sta venendo fuori un santo, perché non ci stancheremo mai di ripetere che ella fu l’ultimo riassumendoli tutti prima del diluvio, quello che Nuzzi e Fittipaldi hanno ben focalizzato parlando per primi della fabbrica dei miracoli, nel senso che i santi dopo di lei appartengono a una filiera di perizie, esami e e indagini moneta sonante, cosicché si hanno guarigioni inspiegabili a fronte di malattie ancora più inspiegabili, come lo è una malattia inesistente.

Di Teresa sappiamo che nacque nel 1515, un doppio anagrafico che richiama sin da subito la data di nascita di Gesù, se corretta (15 a.C.); mentre la sua morte fa ancora più scalpore perché avvenne tra il 4 il 15 (di nuovo) ottobre, notte che si dice essere di adeguamento tra il giuliano e gregoriano, ma che in realtà segnò il lancio della più grande truffa di tutta la storia della scienza per dirla con Robert Newton che aveva intuito il grande scandalo della cronologia tolemaica che ingannò la fede e e la scienza, perché fu allora che l’asse cronologico biblico fu fatto a pezzi, forse da Sisto V Peretti che di fronte al legno (croce) a cui era accorso perchè sanguinate, impugnò un’ascia e, gridano “come legno ti spezzo; come Cristo ti adoro” lo fece in mille pezzi quel Gesù storico.

La vita di Teresa, dunque, segna la sua santità, perché i santi, lo insegna la chiesa, non sono solo le loro opere o il loro scritti e neppure i loro miracoli, perché miracolo, talvolta fu la loro stessa vita, come del resto quella della madre di Teresa, morta, si legge nella autobiografia, a 33 anni, cosicché l’una e l’altra appartengono non a un disegno divino, ma a una vita divina, nella misura in cui la madre muore a 33 anni, quando Teresa ebbe si una madre naturale, ma anche una spirituale e fu la Chiesa cattolica che con il 33 d.C., anno della crocefissione, ha ammorbato la fede e e la storia.

La chiesa, in realtà, morì nel 33 d.C., morì cioè la madre spirituale di Teresa, presa com’era dai tornei cavallereschi come la madre naturale, per un romanico che divenne barocco, cioè un ozio lussuoso ricco di facezie e amenità tali che si dovette stuprare la Bibbia partorendo, qualche anno dopo la morte di Teresa (1582), la Sistina che si disfece dell’ingombrante ricordo del cristianesimo che fu per darsi alle arie e delle arie di una musica barocca che dette alla chiesa un nuovo stile dopo l’immancabile caduta.

Ecco allora confermata il dramma dell‘alcolismo del Seicento: erano Teresa, amica di Dio, che si dette al bicchiere in memoria di Lui, impotenti di fronte allo stupro della Vulgata e della storia. Tutti coloro non erano dei Giuda, avrebbero gettato la corda. Erano, come Teresa, gli amici di Gesù e bevvero per non dimenticare.

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