La memoria di un fiume

Roma caput mundi, Roma, cioè, madre della storia, quella del mondo se volessimo attribuire alla locuzione un’accezione giovannea. Tuttavia rimane un interrogativo: conosciamo la storia di Roma?

Che ne è, ad esempio, del toponimo? Si è sempre chiamata Roma o ha subito, assieme alla sua storia, un’evoluzione? Noi crediamo che ben tre siano i nomi di Roma, e lo crediamo sulla scorta del Pascoli che ha colto, prima di noi, il palindromo amoR/Roma che da solo introduce in una storia altra di Roma se prima era amoR.

Come mai fu battezzata con l’amore evangelico? Appartiene davvero alla Grecia la massima Grecia capta, ferum victorem cepit o dovremmo scrivere invece, evitando magari l’ennesimo falso, Ierusalem capta, feruma victorem cepit quando il feroce vincitore era…Roma o quello che poi sarebbe diventata, passando alla storia come l’esatto contrario, amoR.

Si addice anche a Roma, insomma, la sua massima perché prima era Iskar che noi abbiamo colto come fase precedente la Roma amoR, era cioè la condita civitate che poi ha subito altre due fasi storiche: quella di amoR e quella di Roma, per una storia che la vuole davvero eterna, forse.

Noi, quell’Iskar, lo abbiamo scoperto per vie traverse, forse una di quelle nascoste che Iskar, alias amoR, alias Roma, ha sicuramente e una di queste è chiamata Una Santa Cattolica Apostolica Romana, titoli che appartengono a Roma, solo a Roma; mentre il greco dell’acrostico che ne consegue è ΥΣΚΑΡ ed è esso stesso Iskar.

Qualcuno giudicherà la nostra ricostruzione neanche pure fantasia, ma delirio perché Iskar è davvero l’isola che non c’è in nessun dizionario, se non si guarda bene, ma Iskar invece c’è ed è colà dove deve essere nelle terre bulgare che non sono quelle della Bulgaria se il suo etimo è Bulgna, cioè il nome turco che fa riferimento al Volga, ma nome latino, come latino è Bulgarus famoso glossatore medioevale e come Bulgarus è una cittadina romena, cioè di una Romania che facilmente tradisce le sue origini.

Iskar, insomma c’è ed è proprio là in quelle terre conquistate nel 46 d.C. quando ancora l’evangelizzazione di amoR/Roma era ancora in fieri, perché la relazione che fu inviata a Tiberio nel 35 d.C., cioè il Vangelo di Luca, ancora non era stata metabolizzata e Iskar era una catecumena.

Fu poi che divenne amoR, quando cioè divenne grande alla fede e alla storia, una storia che, ne siamo certi, solo un fiume potrebbe raccontare e quel fiume è l’Iskar in terre bulgare. Chiedete a lui: i fiumi, come il loro corso, hanno la memoria lunga.

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