Vergogna

Ci siamo già occupati di Genesi 3,7 scrivendo che l’albero del bene e del male non è il melo ma il fico, deducendo ciò dal fatto che Adamo ed Eva non s mossero dalla pianta che aveva offerto il frutto, per cui le foglie che essi colsero erano dello stesso albero, cioè il fico.

E’ stata dunque la dinamica dell’episodio a guidarci alla conclusione, come sarà la dinamica a far luce su un aspetto della nudità scoperta che crediamo ignorato. Infatti leggiamo che

6 La donna osservò che l’albero era buono per nutrirsi, che era bello da vedere e che l’albero era desiderabile per acquistare conoscenza; prese del frutto, ne mangiò e ne diede anche a suo marito, che era con lei, ed egli ne mangiò.

7 Allora si aprirono gli occhi ad entrambi e s’accorsero che erano nudi; unirono delle foglie di fico e se ne fecero delle cinture. 

Da questi due versetti si evince che Eva mangia il frutto della pianta per prima, ma non c’è nessuna conseguenza. E’ solo il coinvolgimento di Adamo nel peccato che fa vedere la nudità dell’uno e dell’altra.

Crediamo, allora, che la traduzione migliore di Gn 3,7 sarebbe non”si accorsero”, ma “si videro nudi”, si videro, cioè, nudi l’un l’altra o, meglio, l’uno vide la nudità dell’altra. Questo comporta tutta un’altra lettura del passo, se ognuno è incapace di vedere nudo se stesso, ma capacissimo di scorgere la nudità dell’altro.

Questo significa che in paradiso prima è entrata l’accusa, poi il giudizio che non sa valutare se stessi, ma si rivolge all’altro, al prossimo evangelico che infatti è ammonito da Gesù a non giudicare e a non occuparsi della pagliuzza nell’occhio del prossimo, avendo una trave nel proprio.

La nudità che essi, cioè Adamo ed Eva, scorsero vicendevolmente, allora, introduce certamente il peccato in paradiso, ma il peccato è immancabilmente altrui, per un giudizio che fa le pulci al prossimo, ma che è incapace di giudicare se stesso, immancabilmente dalla parte della ragione e della santità, mentre l’altro è l’oggetto di una critica ipocrita, perché come era nuda Eva. così lo era Adamo e viceversa, ma entrambi, paradossalmente, si vedono al di sopra di ogni critica, la quale è riservata immancabilmente all’altro.

Dunque “si videro nudi” non è solo un dato di fatto, ma fa luce sulla dinamica del peccato dopo che ognuno aveva consumato il frutto della conoscenza del bene e del male, cioè avevano stabilito loro cosa lo fosse, ma questo, però, non si accompagna a una capacità di giudicare se stessi, ma solo la nudità, il peccato e la vergogna altrui, introducendo in paradiso l’accusa del prossimo, il suo giudizio e la condanna, ma tenendo ben lontano tutto ciò da se stessi, per un inferno, infatti, sempre pieno, esclusi noi.

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