Bianco, rosso e verdone

E’ tempo di maturità, cioè dei suoi orali e una domanda sul Regno d’Italia ci sarà sicuramente commissione su commissione. E allora perché non affrontare anche noi l’unità d’Italia che costituisce, come ovvio, uno dei capitoli più importanti della nostra storia che anch’io, molto tempo fa, ho studiata, come tutti i liceali e gli universitari senza mai capire, però, che se ne videro e combinarono di tutti i colori tanto che l’occhio rimane ingannato, sebbene d’alto profilo, cioè munito di diottrie storiche d’eccezione.

Un mio professore di latino, quello che m’introdusse privatamente alla lingua dei classici, sosteneva che una versione va affrontata con distacco, tenendola, cioè, a distanza. E questo il caso, se i colori che si sono combinati offuscano la vista sul processo unitario, perché furono tre a determinare la bandiera dell’Italia e coincidono con quelli della nostra bandiera nazionale, cioè verde, bianco e rosso che sono gli stessi delle tre virtù teologali (fede, speranza e carità), cosa che sa solo chi ha letto La notte oscura di Giovanni della croce, il santo.

Cosa questa, cioè i colori della nostra bandiera, che non disturba l’intelletto, ma l’occhio perché nessuno ha visto sinora la trama che essi celano, trama che emerge dal nostro inno che “schiava di Roma Iddio la creò” l’Italia ed ecco che i colori si combinano con un sotto fondo canoro che spiega il tricolore che non è casuale ma ci parla dell’intero processo unitari sotto un unica regia che è la solita, quella di sempre se si tratta di cosa italiane, cioè è vaticana.

Avete voglia a scervellarvi su cause e dinamiche: se non osservate il tricolore e non ascoltate il suo coro non ne verrete a a capo e sarà non l’unità di sempre, ma la causa della disunità di sempre, perché il Vaticanio è il più potente anticoagulante al mondo e il principio attivo e il divide et impera.

Ricordo, forse male, lo ammetto, di ciò che accadde durante una delle elezione di quel periodo e Cavour annullò la votazione perché c’erano troppi sacerdoti eletti (vado davvero a memoria, chiedo scusa se non fossi preciso). Fatto sta che alle supplettive ce n’erano di più, sempre se la memoria non m’inganna e allora si annullarono le prime perché in realtà ce n’erano pochi di preti e non c’era proprorzione tra il verde, il bianco e il rosso della bandiera, cioè non c’era concordia nelle virtù teologali e il coro Fratelli d’Italia cantava male. In bocca al lupo

Ps: dimenticavo di dire che a Porta Pia non entrarono i garibaldini, ma uscirono i preti, fratelli… d’Italia

Pps: la nostra bandiera è identica a quella messicana, cioè di un Messico che non a caso fa da tappo al sudamerica cattolico, a riprova della validità non solo della dottrina Marilyn, ma anche dell’efficacia del rosario, tanto che Kennedy a Dallas lo aveva in mano e lo ha recitato fino a spaccarsi la testa.

7 pensieri su “Bianco, rosso e verdone

    1. Racconto brillante che solo chi ha sostenuto gli esami dal basso può comprendere. Per il resto, rimango fermamente convinto che tutto quanto s’insegna a scuola non è altro che il velo con cui si copre la verità. Ho frequentato quelle scuole nel momento di transizione, cioè quando ancora c’era il vecchio e il nuovo. Mi chiamavo Luca. Pure io.

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      1. Sai, con mio grande stupore (fino a trent’anni ero ateo professo), mi sono concentrato sulla lettura delle opere di Teresa D’Avila, santa e dottore della chiesa.
        Il suo approccio al sapere è originale, vorrei dire, ma in realtà è oscurato dalla stessa chiesa che infatti non ne ha azzeccata una e propone, per questo, un magistero diametralmente opposto al fine dichiarato, tanto che sarebbe perseguibile per falso ideologico.
        Teresa, invece dei ponderosi studi, propone l’orazione, affinché il sapere pervada le menti, ma questo ci spiega il motivo della loro loro sciagurata ignoranza: non pregano, sebbene dicano ipocritamente di farlo e per farlo siano addirittura profumatamente pagati

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      2. L’orazione è senza dubbio un mezzo per raggiungere la verità, quando l’oratore è una persona seria e attendibile e non un ciarlatano. Ma di orazioni se ne fanno tante anche a scuola, anzi in pratica ogni singola lezione è considerabile come un’orazione. Di conseguenza, perché questa condanna nei confronti della scuola?

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      3. Orazione come preghiera WW. Non parlarmi delle scuole: se avessi figli non ce li manderei. Piuttosto, anche se figlia, a Bombay di notte, in periferia e da sola. Ci rimetterebbe la verginità, non l’anima.
        Tutti pensano la scuola come il posto più sicuro al mondo, ma in realtà è il più pericoloso.
        Sai, quando frequentavo le medie, c’erano liste in tutto e per tutto simili a quelle di proscrizione: era lì che si marchiavano gli operai; ed era lì che si diventava dottori, dipendentemente dalla lista che consegnava al titolo o al lavoro. Questo perché sì, tutti a scuola, ma in fabbrica chi ci va?
        Ecco allora la selezione di stato che consegnava i figli degli ignoranti operai all’ignoranza che si trasmetteva di padre in figlio, come una maledizione, un karma.
        Non molti sono a conoscenza di questo, ma io sì, per certo, e per questo dico che l’esodo biblico degli immigrati segue la stessa logica: tutti a scuola ma chi toglie la merda alle vacche per il cappuccino dei colletti bianchi? Gli immigrati, ovvio, chiamati a svolgere, in realtà, i lavori più umili che nessuno vuole fare più .
        La scusa ipocrita che si è trovata è il calo demografico che maschera la vergogna degli schiavi nel 2019, ma basterebbe poco per togliere quel velo di cui parliamo e che copre la verità: un’indagine ad hoc sulle nascite per capire se davvero un’eventuale calo giustifichi un esodo di proporzione biblica o se, invece, le vacche che fanno il cappuccino, cagano di più a causa di più cappuccini, ma nessuno vuol mettere mano alla pala. Ciao

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      4. La società tende a far restare ricchi i ricchi e poveri i poveri, questo è vero. Ma proprio la scuola è un formidabile antidoto a questo veleno, perché fornisce gratuitamente una enorme quantità di nozioni (indiscutibilmente vere, soprattutto quelle scientifiche), che se apprese e sfruttate danno la possibilità all’individuo di compiere una formidabile ascesa sociale. Se non ci fosse la scuola, allora sì che il povero non avrebbe davvero nessuna chance. Grazie mille per la chiacchierata: anche se abbiamo opinioni diverse ci siamo rispettati a vicenda, e quindi è stata piacevolissima! :9

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