Vandea forever

Abbiamo in mente tre post, ma scriveremo il più sciocco, quello per cui tutti potrebbero obiettare: “A che titolo o con che titolo scrivi questo?”, domanda solita se anche nei vangeli ricorre quando i farisei obbiettano a Gesù che egli appare senza un titolo per insegnare sapendo, però, come sia andata finire (Mt 21,23-27)

Con che titolo, allora, io riscrivo la storia? Con che titolo affermo che non sappiamo nulla della rivoluzione francese? Beh, alcuni di quei titoli li posso mostrare e sono quelli che l’istruzione pubblica mi ha conferiti avendola studiata dalle elementari sino all’università o, se volete, dal sussidiario al manuale, per poi addentrarmi persino in un aspetto davvero poco conosciuto di quella stessa rivoluzione che fu la Reggenza nel Granducato di Toscana argomento di tesi che aveva il suo centro nell’eversione della feudalità medicea.

Ecco, a che o con che titolo scrivo della rivoluzione per eccellenza affermando, prima, che l’ho studiata, l’ho studiata come tutti gli studenti dal sussidiario al manuale, ma adesso scopro che non ne so nulla grazie alla Vandea, la cui ghematria greca fa più luce di qualunque manuale o cattedra, seppur prestigiosa che sia.

Sì perché se noi scriviamo Vandea in greco essa ci compare così Υανδηα ed ha un valore ghematrico di 464, cioè il 464 a.C. anno fondamentale nella cronologia biblica, perché non solo permette l’esatta datazione del primo anno di regno di Artaserse, cioè il 471 a.C.; ma anche permette di calcolare Gv 2,19-21 e i 46 anni lì presenti e indicati per la ricostruzione del secondo tempio, cadendo, dal 464 a.C., al 418 a.C. per la dedicazione del tempio, è vero, ma anche nello storicissimo “sesto anno di Dario” come scrive Esdra ma è Dario secondo e cambia la storia del vicino oriente antico, oltre che della Vandea “greca”.

Sì perché noi tutti, maturandi, siamo abituati a vedere Maria Antonietta con la brioche in mano di fronte a un popolo di affamati, ma non è così e qualcuno forse lo avrà già capito se di mezzo c’è il 464 a.C. a dirci che di mezzo, a sua volta, c’è la cronologia biblica che trasforma l’ancien régime non in una casta di privilegiati, dissipati e dissipatori ma nell’ultima disperata speranza di resistere a una ricattolicizzazione forzata e romana.

Quella chiesa gallica di cui si parla poco era la Francia che si oppose al nuovo e falso corso romano, una resistenza a oltranza opposta la falso di curia affinchè paradossalmente la Tradizione apostolica, romana, non fosse calpestata dalle orde papali vaticane. Insomma una Maginot spirituale e di fede capeggiata dai nobili che, perché tali, alzarono la testa e ce la rimisero.

La Vandea dunque, dopo aver bene riflettuto sulla non casualità del termine e della regione da sempre simbolo di resistenza, che non appare ghematrica casualmente perché coglie il simbolo di un contro rivoluzione che divenne resistenza, apparirà fulgido esempio di una contro rivoluzione cristiana e dunque terra che si votò al martirio pur di non giacere sotto un giogo di calunnie e falsità che avevano stuprato, la fede, la storia e la Bibbia.

Vi potrebbe sembrare arbitrario, ma ricordo quanto scritto a suo tempo sulle 135 diocesi francesi pre rivoluzionarie, un 135 che ricorda la croce nella misura in cui non solo il 35 d.C. è l’anno della crocefissione secondo il blog, ma anche perché la croce, simbolo di ogni campanile della terra, campeggiava sulla Francia che persino nel numero delle diocesi era cristiana, ma poi la si volle romana e la gente, all’idea, perse la testa

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