Nelle tenebre

Buonasera Dottoressa de Gregorio,

mentre pulivo funghi appena raccolti, ascoltavo la recensione al suo credo ultimo libro, cioè Nella notte. In molti punti sono molto d’accordo, ma in due mi sento di sollevare alcune critiche.

Il primo riguarda le tre esse di cui l’unica scuola valida è quella della Chiesa cattolica che le individua nel sesso, nei soldi e non, come dice lei, nel segreto, ma ma nel successo.

Non è solo questione di termini, ma di sostanza perché quel successo proviene -e si capisce- solo alla luce di quel mondo di sotto che lei dice di aver conosciuto e conoscere, ma in parte non è vero.

I segreti, infatti, appartengono al secondo punto, quello che illustrerò, mentre il successo fa parte delle tre esse, perché il successo è usato per screditare ciò che era legittimo e renderlo, così, illegittimo.

Il successo, quindi, compone le tre esse se queste minano la carriera, vorrei dire, ma in realtà minano la persona, magari scomoda, magari preparata, magari onesta e magari santa, seppur di una santità laica che esiste, esiste pure quella.

Il successo diviene, così, capo d’accusa per dei fini personali che ti fanno apparire, magari, un matto; e per un arrivismo, e per un carrierismo che fanno apparire la vittima cinica, assetata e falsa.

Come può ben capire, il successo compone le tre esse e non i segreti, che appartengono a un’altra famiglia, anzi, usando la metafora micologica, a un’altra specie proprio, cioè a un’altra realtà che è il mondo di sotto, cioè ciò che accade sotto, talvolta, ma sempre più spesso, sotto sotto.

Sempre la Chiesa, magistra, c’insegna del Regno delle tenebre che non è un retaggio medioevale, come magari lei lo catalogherebbe, ma è invece proprio quella realtà che lei ben ha descritto e che altrettanto bene ha riassunto nel titolo, perché quella notte sono le tenebre e il loro regno, sono cioè il regno di Satana.

Questo significa che poco hanno a che fare i servizi d’intelligence, anzi, essi fanno parte proprio di quel sistema che distrae l’opinione pubblica dal potere e dal suo esercizio, sono cioè quella stoffa, come dice lei, che copre una faccenda che è ben altra.

E’ nei vangeli il primo utilizzo della stoffa come metafora del velo che copre la questione e garantisce privacy al potere, ed essa è il velo del tempio che alla morte di Gesù si squarcia dall’alto in basso, dicendoci che “la stoffa” con cui il sinedrio aveva coperto l’intera questione gesuana si squarcia e il potere – e la sua menzogna- vengono allo scoperto, cioè sono visti nudi.

Dunque, quel regno di sotto, paradossalmente vertice della società, sono le Tenebre e il loro regno a cui non sfugge nulla, ma proprio niente non in virtù di chissà quale intelligence, ma solo perché Satana, del suo regno, cioè del regno delle tenebre, sa tutto, ma proprio tutto, persino se non ha tirato lo sciacquone quel giorno.

Fintanto che uno o una si esercitano nell’analisi del potere “velo del tempio”, cioè ne studia la tessitura, i colori, l’ordito non accade nulla, ma quando uno o una cercano di vedere davvero cosa cela quel velo, può scommetterci la testa che l’intera piazza saprà che non ha tirato o sciacquone quel giorno e a quell’ora creando uno scandalo tale da imputargli l’epiteto di untore.

La chiave di tutto, se mi permette, è quella realtà che la sinistra fa finta di aver dimenticato, ma di cui in realtà si vergogna, perché parlare del diavolo, di satana non è acculturato, ed è molto più elegante parlare di “elefanti rosa” che di diavoli cornuti, sebbene siano questi che annotano nel notes la frequenza esatta della sua pipì.

Concludo dicendo che il titolo Nella notte è bello, magnifico sarebbe stato Nelle tenebre.

Con stima

Giovanni Parigi

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