Roma, dalle fake news alla notizia

Quando ci siamo occupati del Vangelo di Luca, abbiamo scritto che esso è la relazione che giunge a Tiberio nel 35 d.C. Una relazione altro non è che quanto si chiede per far luce su dei fatti.

Di solito vi ricorre il superiore gerarchico per essere informato e in questo caso vi ricorse l’imperatore, ma perché? Noi abbiamo scritto, forse bene ma non in maniera precisa, che quel Vangelo lucano fu scritto per Erode, l’illustrissimo del Vangelo; da lui giunse a Pilato essendo divenuto amico e da Pilato giunse a Roma, perché egli rimase colpito non solo dalla relazione, ma anche dall’averLo incontrato e forse rimasto affascinato da quel predicatore che diceva se stesso essere la verità, quella che l’impero non aveva sinora trovata sebbene avesse frugato tutto il mondo conosciuto, tant’è che Roma si chiede, con Pilato cosa sia mai la verità (Gv 18,38).

Non è sbagliato quanto sopra tuttavia ci viene di pensare che debba esserci stato qualcos’altro che smosse la sonnolenta routine di un’impero che ne sentiva di tutti colori dai suoi confini.

Le miriadi di voci, cioè le news, erano vissute con distacco perché al sorgere del sole, come oggi, ce n’era sempre una nuova, ma non cambiava nulla, subito superata da quella successiva.

Insomma, è davvero come accade oggi, dove l’informazione è rullante e solamente i fatti davvero eclatanti colpiscono l’opinione pubblica che solo di fronte ad essi s’informa, cioè chiede una relazione come quella del 35 d.C. e non a caso in quell’anno, perché noi sappiamo che quello è l’anno della crocefissione.

Dunque dovette accadere qualcosa di straordinario in quell’anno che non può essere una semplice crocefissione, tante l’impero ne vedeva e comminava magari ai giusti (Lc 23,47) , cioè ad innocenti, cosa che certamente non ne scuoteva la sensibilità. Allora cosa costrinse l’impero ad informarsi? Cosa ruppe la routine delle news imperiali?

C’è quel qualcosa che fece leggere non solo i titoli delle news all’impero, ma l’intero articolo e quel qualcosa è presente nei vangeli ed è, assurdamente, interpretato come leggendario, non avendo notizia di tutto ciò dal passato: lo sconvolgimento degli elementi naturali alla morte di Gesù quando Matteo riporta di un terremoto (27,51) e Luca di una eclissi da mezzogiorno sino alle tre (Lc 23,44 altro accadde, ma a noi sono sufficienti questi due fatti).

E’ lo sconvolgimento degli elementi naturali che fa gridare il centurione “Era proprio lui il figlio di Dio!” (e non Barabba), ma questo grido non è altro che quello di Roma, la quale si trova di fronte non alla solita voce dai confini, perché adesso ci sono testimoni oculari e sono i suoi uomini (Mt 27,54), in particolare il suo governatore: Pilato a cui non può non credere.

Ecco allora che quelle semplici news (fake news) divengono notizia e l’impero vuole essere informato nel dettaglio, perché “Era proprio lui il figlio di Dio” (Mt 27,54), altrimenti come spiegare il terremoto e l’eclissi di tre ore alla sua morte? Come spiegare quella, appunto!, teofania?

Non chiedete a nessun altro se davvero ci fu il terremoto o un’eclissi così lunga: chiedete a Roma, lei ha la relazione minuziosa dei fatti: il Vangelo di Luca scritto per “l’illustrissimo” Tiberio.

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