Come una zolla

Maestà,

perdoni l’irriverenza di scriverle, irriverenza mitigata da un fatto: da pazzo che sono, m’immagino di scriverle e so che neanche il web può tanto se uno aspira a essere ascoltato da lei che, tra l’altro, in virtù della sua età, forse ha poca dimestichezza con il web.

Tuttavia, la vita contadina che conduco, le lunghe mattinate di mio padre e i racconti di bambino di mio nonno, mi fanno sperare che il post sia sensato, mentre di lei penso che abbia, come mio nonno, la testa sulle spalle, quella stessa che, sebbene distante anni luce dalle illustrissime cattedre inglesi, ha saputo guidarmi nella ricerca dedicata al Valdarno, dove si è materializzato un fantasma che non è però del palcoscenico, ma del Pleistocenico.

E’ sulla scorta dell’educazione paterna e della memoria di mio nonno che vangherò il passato per offrirle un futuro che nessuno a corte avrebbe mai l’ardire di rivelarle.

Come le ho scritto, mio padre, in virtù della tradizione familiare materna di ortolani e fattori, passava le sue mattinate con la vanga in mano. La vanga è uno strumento tipico dell’ortolano ed è quello che rivolta la terra, cioè la capovolge zolla dopo zolla, mettendo ciò che è sottoterra sopra e viceversa.

Ho indagato l’etimologia del termine e il sempre ottimo Pianigiani stavolta sbaglia, perché la fa risalire al tedesco quando, in realtà, discende dal latino, anzi, è un latinismo, ma illustre perché discende da Evangelium.

Come può facilmente comprendere, già nel termine latino si scorge “vanga”, sebbene al plurale (E-vange-lium) e questa è la radice di vanga, termine che mutua dal Nuovo Testamento la sua origine, perché come il Vangelo ha rovesciato il mondo, così fa la vanga con la terra.

Inutile, forse, che il ricordi il Magnificat dove è chiaro quel “ha rovesciato (rivoltato) i potenti dai troni” esaltando gli umili, perché lei sa già il senso di quella locuzione che poco ha a che fare con il trono in sé, poiché quei potenti sono quelli del mondo e non necessariamente ricchi: sono i colti, gli educati, i maestri, gli intelligenti e i VIP ma secondo il mondo, per cui non è questione di trono, ma di persone.

Il Vangelo rivolta il mondo e lo mette sottosopra che se anche adesso non succederà niente, succederà dopo e il gentleman che ha Darwin nel suo tempio si rivelerà, in un mondo vangato, cioè il mondo “dopo”, un primate, cioè il Primate inglese, mentre il mendicante sporco, malgarbato, che siede alle porte, lasciando che i cani gli lecchino le ferite, un uomo.

E’ una logica folle, ma che fa sorridere perché davvero non te lo aspetti di tenere di conto i miseri e stare alla larga dai potenti. La nostra educazione, il nostro cinismo, il nostro arrivismo e la nostra frustrata sete di denaro ci impediscono di comprendere una realtà che non è folle: lo siamo noi.

Le dico questo perché appartiene a una generazione che ancora aveva la testa sulle spalle. Inoltre lei ha un’età tale che davvero non conviene farsi trovare impreparati.

Se un amico, infatti, è caduto in disgrazia, un conto è presentarsi di corsa con le nostre scuse addotte dal fatto che non si è avuta per tempo notizia della disgrazia; un altro è non aver saputo nulla, perché tradisce un’amicizia solo a parole, data l’evidente mancanza d’interesse.

Adesso “ripongo la vanga” come direbbero i miei nonni; mi lavo le mani, ma ancora non ceno: la frittata non è ancora fatta, sebbene ci sia ancora un po’ di tempo.

Ossequi

Giovanni

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