Dal P.C.I a Gesù: la conventio ad escludendum come maestra del pensiero cattolico

A seguire potrete leggere un mio intervento sul principale forum cattolico italiano (cattolici romani) che propone un interessante topic sulla pericope dell’adultera al quale io ho partecipato iscrivendomi di nuovo (nick arkomenos) dopo un lungo periodo d’assenza.

Il mio post è stato il motivo per cui mi hanno bannato, cioè impedito di scrivere ancora sul forum. Una mail privata della moderazione, infatti, mi ha avvertito di non abusare della pazienza dell’amministrazione, messa già dura prova, immaginate un po’, dal 15 a.C. come anno di nascita di Gesù.

Ho letto il Gesù di Nazareth di Ratzinger e il Papa emerito è chiaro sul Natale: il 6-7 a.C. è solo l’ipotesi maggioritaria, lasciando intendere che altre ipotesi sono possibili, come è ovvio non intaccando, una data, verità di fede, la quale non può costituire l’ostacolo alla ricerca scientifica, tanto meno a un dialogo che sin da subito si era presentato con le sue scuse, nell’ipotesi che i miei argomenti costituissero, in qualche maniera, motivo d’imbarazzo, come potete leggere nella premessa al post.

Ritengo, quindi, che quel 15 a.C. sia stato il più classico dei pretesti per impedire una discussione che avrebbe sollevate questioni delicate e informate che andavano a fondo nell’esegesi di un passo, in buona sostanza, sconosciuto se tutto si risolve alla luce del volemose bene: siamo tutti peccatori.

Questo, però, mi convince sempre di più che sia in atto una censura della verità storica, esegetica e di fede. Di tutto si può discutere, tranne di ciò che tenta di avvicinarsi alla verità, nei confronti della quale, cioè nei confronti di Gesù, si erge a difesa una conventio ad escludendum che caratterizza l’intero universo scientifico.

Si sa, infatti, come stanno le cose, perché prima, ne sono quasi certo, s’informano i guardiani di ciò che va rimosso, impedito e censurato; poi li si riveste di un’autorità censoria che, nel caso di cattolici romani, la si vorrebbe identificare con la difesa del magistero, facendo finta di dimenticare che un Papa non solleva nessuna questione su altre date per il Natale, incapaci, dopo duemila anni, di dare ai fedeli una data e una biografia certa, avendo già sbagliato in passato (Dionigi il Piccolo).

Concludendo, trovo alquanto scorretto che io sia stato bannato, ma si sia lasciato il post al suo posto, cioè a dire che mi abbiano bannato senza rimuovere il motivo del ban, motivo che può anche far ridere gli sciocchi, oppure è talmente serio che rimuoverlo li avrebbe privati di quella patina di tolleranza e di apartura al dialogo che protegge un’intolleranza di fondo, congenita e violenta, sino al punto di ritenere anti magisteriale una data di nascita che un papa stesso (Ratzinger) ha reso fluida.

Prima di affidarmi al copia e incolla del post che ha censurato l’autore non l’oggetto, debbo riassumere i punti fondamentali dei miei interventi in quella discussione che però potrete leggere per intero qui.

In sostanza io affermo che l’adultera andò salva non virtù delle parole di Gesù, cioè il suo invito alla misericordia, ma in virtù della Legge che scrisse così il suo paradosso: nessuno era in grado di scagliare la prima pietra, perché la Legge prevedeva, dal 1404 a.C. in poi, cioè dopo che Mosè nel ventunesimo anno dall’uscita dall’Egitto, aveva innalzato il serpente di bronzo e dato vigore a un comma: solo chi è senza peccato scagli la prima pietra e si assuma, come puro, la responsabilità di tutti.

Gesù, allora, sia che lo immaginiamo seduto a scrivere per terra; sia che che abbia detto esplicitamente: “Sta scritto” (ancora presente, magari, in qualche versione marginale del Vangelo di Giovanni, cosa che, se provata, mi darebbe piena ragione facendo luce su una censura del passo) si appellò non alla sua inesistente autorità (fino al capitolo 7 di Giovanni neanche i suoi fratelli credevano in lui e l’adultera è nel capitolo 8), ma a Mosè, quel Mosè che aveva armato le mani dei farisei.

Adesso potete leggere il passo e, forse, capire anche voi che proprio non c’è motivo alcuno per un ban ad personam avendo lasciato il mio post nella discussione, post che forse piaceva, ma non il suo autore, ironicamente di nome Giovanni.  

POST

Prima di illustrare il mio parere, domingo, devo chiedere alla mod, cioè a deo, di avere pazienza perché conosco e rispetto le regole e la sensibilità del forum, il quale ha delle regole come forum cattolico e debbono essere rispettate come si rispettano gli usi, le consuetudini e le abitudini di casa d’altri: lo impone l’educazione.
Non chiederò molto, solo una rivisitazione della biografia di Gesù che nasce nel 15 a.C.; inizia il ministero nel 32 d.C. ed è crocefisso nel 35 d.C. Nient’altro oltre questo mi serve per illustrare un passo, una pericope, che fa luce su Giovanni, è vero, ma anche – e molta- su Luca perché essi sono le colonne dei Vangeli, tanto che l’uno è il cuore, l’altro la mente del NT.
Abbiamo già scritto che l’adultera andò salva non virtù della parola di Gesù, ma della Legge mosaica, tant’è vero che fino al capitolo 7 di Giovanni neanche i suoi fratelli credevano in Lui, per cui è facile immaginare che i farisei ci credessero ancora meno, anzi, per nulla. Tuttavia quel rabbi che predicava a Gerusalemme, dava noia con le sue “cose strane” e ci si convinse che forse era meglio liquidarlo sul nascere. Si allestì una trappola, cioè un reato commesso in flagranza cosicché i giochi fossero fatti e quella linguaccia tagliata. 
In caso di adulterio, infatti, Mosè prevedeva la lapidazione e lei lo era in flagranza per cui non c’era avvocato di sorta: l’aspettavano le pietre. Il processo sommario si tenne in piazza, cioè fu pubblico, ma questo espose il sinedrio a un rischio che non avevano calcolato: Gesù poteva vincere divenendo personaggio pubblico, cioè maestro famoso, perché aveva vinto una causa persa intentata dal sinedrio stesso. Un po’ come accadrebbe oggi se google facesse causa a un internettiano: è vinta in partenza, ma se perdi il clamore è gigantesco e il web esulta: Davide ha di nuovo sconfitto Golia.
E infatti così avvenne, perché Gesù, sino ad allora maestro “internettiano”, divenne Gran maestro, avendo, codici alla mano, salvato un’anima persa, e vinto una causa ancor più persa.
“Sta scritto che chi è senza peccato scagli per primo la pietra e se ne assuma tutta responsabilità” cioè si assuma in toto la gragnola di sassi.
“”Chi di voi è senza peccato?” disse loro guardandoli a uno a uno, ma non negli occhi, bensì nel cuore (Gv 2,25)
Non gli caddero le pietre soltanto, ma anche le mani perché il giusto pecca sette volte al giorno e per questo dai più anziani se ne andarono, ma non in virtù del volemose bene che siamo tutti peccatori; no, se ne andarono per il timore implicito indotto dalle parole di Gesù: “Il primo che dice pè lo fulmino”, cioè gli faccio l’elenco dei suoi peccati!
Ecco allora che quella causa, considerata sino ad allora vinta in partenza, si trasforma in rovescio incredibile e celebra Gesù invece di annientarlo, facendone una star, quasi un Perry Jesus, ma di più.
Fin qui Giovanni, ma che ne è del Luca promesso? Sì perché anche Luca si occupa dell’adultera sebbene per un diverso scopo perché sua è la relazione che giunge nelle mani di Tiberio nel 35 d.C. (A. Torrresani, Storia della chiesa), cioè è il suo Vangelo che infatti nasce come ricerca accurata e resoconto ordinato (Lc 1,3) cioè deve illustrare un caso non trasmettere un messaggio.
Ecco allora che l’economia del Vangelo lucano è diversa dagli altri sinottici e da Giovanni: egli, Luca, procede velocemente per punti sino al focus che l’ultimo anno di vita (35 d.C.) quando le opposte fazioni dettero fuoco a tutte le polveri e si celebrò un processo farsa che Roma mai digerì come patria del diritto.
Nel suo excursus iniziale, Luca però non può non tenere conto del momento in cui Gesù divenne ἀρχόμενος, cioè uscì dall’anonimato mettendosi sotto i riflettori di Gerusalemme come Gran maestro. Tuttavia non può nemmeno cambiare il taglio cronologico del suo Vangelo, così dà notizia del fatto quando in Lc 3,23 riferisce che a “circa trent’anni” divenne ἀρχόμενος cioè personaggio pubblico, ma non entra nel dettaglio, ci entrerà Giovanni al capitolo 8 del suo Vangelo.
Tuttavia Luca non può fare a meno di sottolineare l’importanza del fatto anche ai fini di una buona relazione da inviare a Tiberio. Così ricorre a un espediente letterario al flash back (meglio analessi) che si rende sempre necessario quando si vuole colmare una lacuna presente nel materiale a disposizione.
Infatti, nessuno a fatto caso, colpa dell’anagrafe sbagliata attribuita a Gesù (6/7 a.C.-33 d.C.), che Luca in 3,23 fa un passo indietro cioè ricorre all’analessi perché dal battesimo (32 d.C.) egli torna anni a dietro, cioè al 15 d.C. per colmare quella lacuna riassunta alla perfezione con “come si credeva” (Lc 3,23) cioè lo si credeva, erroneamente, figlio di Giuseppe, ma come poteva esserlo – o come possiamo essere stati tanto sciocchi da crederlo- se vinse quella causa contro il sinedrio, addirittura! E infatti era figlio di Maria e dell’Onnipotente, cioè di colui che fu più potente del sinedrio e davvero “grandi cose” fece in Lei rovesciando non solo “i potenti dai troni”, ma anche i sacerdoti dal tempio, dandoli in pasto in piazza.
Luca ha sì un flash back in quel punto del suo Vangelo, ma più prosaicamente si dà dà una pacca sulla fronte, rammaricandosi lui per una Gerusalemme che sin da allora avrebbe potuto crederGli.
Faccio notare che, sulla scorta di quanto scritto, è di Luca la prima attestazione letteraria del ricorso all’analessi e questo prova che non era solo dottore, ma era anche l’intellettuale del gruppo, colui che solo poteva scrivere a Roma, avendo dimostrato con quell’espediente la conoscenza delle tecniche narrative sino ad allora conosciute.
Personalmente sono certo che l’episodio dell’adultera appartenga a due Vangeli, solo che uno (Luca) ha un modo tutto suo per riferirlo, mentre Giovanni si sofferma nei particolari della vicenda, resta il fatto che solo grazie a Luca possiamo datarlo perché quei “circa trent’anni” partono dal 15 a.C., data di nascita di Gesù, e si fermano al 15 d.C. quando Gesù divenne ἀρχόμενος, uno forte, insomma.
Vorrei concludere con una nota a me cara e cara, forse, a tutti coloro che reputano la Bibbia ancora Sacra: le occorrenze non sono solo la frequenza di un termine all’interno della Scrittura, ma a volte sanno dire più di quello che letteralmente apparirebbe. In questo caso confermano appieno quanto sinora scritto, ma a una condizione: deve risultare in Gv 8,7 “sta scritto”, magari in qualche versione marginale del suo Vangelo, ma se così fosse le occorrenze della locuzione nel NT salirebbero a 15 per una simmetria che si farebbe perfezione alla luce del 15 d.C. e di ἀρχόμενος.
Deo avrà pazienza oppure faccia il suo mestiere: nessuno lo lapiderà. Sta scritto.

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