Credo in una santa cattolica e apostolica eresia

Un’eresia è ciò che impugna anche il Credo di una confessione religiosa che si è data dei principi inderogabili e che ha riassunti. La Chiesa cattolica, quindi, ha il suo Credo che è il Simbolo niceno, quello che ogni domenica il fedele recita a Messa.

Ogni parte di quel Credo è inoppugnabile, pena l’uscire, come eretico, da quella comunità. Questo significa che il Credo è l’atto di fede, cioè cosa in cui si crede e la Chiesa che si è scelta o a cui si appartiene per nascita.

Il Credo cattolico, quindi, non può essere violato neppure dal Papa che diverrebbe, ipso facto, eretico; tuttavia ci pare che, alla luce di quanto stiamo per scrivere, l’intera Chiesa cattolica o la cristianità in maggioranza, cosciente o meno, sia eretica nel suo Credo che recita


Fu crocifisso per noi,
patì sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto.
Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture

ponendo il focus di quello stesso Credo sulla Pasqua e non sul Natale che solo ereticamente e divenuto la più importante festività cattolica, anzi, cristiana per un’eresia urbi et orbi.

Il blog da molto sostiene la centralità della Pasqua nel rito cattolico e cristiano tutto, tanto che ha fatto notare che, alla luce di Gv. 12,27, cioè la piena coscienza di Gesù circa la sua Pasqua, non sia un caso che quella stessa Pasqua alta, anzi altissima, cioè ortograficamente scritta nel suo originale, cioè Πησχ (Pes-a-ch), ha un valore ghematrico di 888 come quello di Ἰησοῦς per un’identità che nasce ghematrica, ma che s’inserisce nella cornice del capitolo 12 di Giovanni che afferma la Pasqua come il momento cruciale di una vita, di una predicazione e di una morte che sarà, a Pasqua e non a Natale, Resurrezione e non semplice nascita.

Sorrido davvero al dramma, cioè al Credo di popolo che ha saputo in due parole sintetizzare l’eresia cattolica e cristiana laddove nasce l’imbarazzo della libera uscita dagli impegni familiari che devono, spesso, conciliare esigenze diverse.

Così e per questo nasce il detto “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi” affinché sia chiaro al popolo cristiano la priorità natalizia e la libera uscita a Pasqua che non è importante tanto quanto il Natale che aggiunge allo scempio l’orrore di una ragione e di una fede smarrite in un 25 dicembre che vede l’Impero (romano!) indire un censimento universale a dicembre- gennaio; mentre Giuseppe (San Giuseppe!) perdersi nel dedalo freddo della strade d’Israele negli stessi giorni, ma con una gestante al nono mese che farà nascere in una stalla, magari al freddo e al gelo come recita la canzone del coretto bianco abusato, non diretto, che da sola smentisce i ridicoli, in virtù della loro sicumera scientifico-meteorologica, tentativi di dimostrare il gran caldo e la bella stagione nell’inverno della Palestina.

Il Natale, dunque, non solo eretico alla fede, ma anche alla ragione, persa in vista di una Pasqua bassa, così bassa che nessuno vede più.

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