Quattro aprilante

Ciao Antonio, Ciao Renata,

scriverò una cosa sciocca, ma che i paesani come voi sono certo apprezzeranno, mentre le luminarie del secolo liquideranno con una risata. Chissene..

Innanzi tutto, grazie per il pollo che mi offriste a casa vostra, io non feci altrettanto né quando abitavo a Levane, né quando, all’improvviso veniste a trovarmi qui, in Umbria.

E’ sempre con piacere che ricordo le nostre chiacchierate del sabato geovista, perché tutto era agli inizi e la mia ostinazione era davvero pervicace nel cercare di farvi capire quello che, almeno a me, è divenuto così chiaro da essere certezza: il 505 a.C. anno dell’esilio babilonese..

Come ridesti quando me ne scappai con la battuta su Pietro, del quale dissi: ” E’ santo perché non impedì la guarigione della suocera da parte di Gesù”. Ridevi sotto sotto, ma fitto fitto, perché tua moglie, quasi certamente suocera, sicuramente divenuta, non la prese bene, ma io e te ce la ridemmo davvero di gusto.

A volte conservo il buon umore, come in questa lettera con la quale voglio riferirti quello che tu già sai, cioè il detto contadino valdarnese “quattro aprilante, quaranta durante” che significa che se piove, come quest’anno qui, il 4 aprile il maltempo dura quaranta giorni e le condizioni meteo di questo mese di aprile l’hanno dimostrato.

Ho letto la pagina della Watch Tower dedicata al diluvio e secondo me contiene un gravissimo errore non rispetto al quattro aprilante in sé, ma bensì all’uso del calendario ebraico da parte di coloro che hanno scritto la pagina relativa al diluvio.

Infatti, se si assume come secondo mese dell’anno per l’inizio del diluvio, precisamente al 17, non si può considerare il calendario attuale (
Cheshvan), ma quello sacro che segna il secondo mese dell’anno in Iyar, cioè in aprile-maggio.

Paradossalmente, quindi, la cultura contadina delle nostre parti, cioè il Valdarno, ha saputo rimanere fedele alla nota biblica fino a rispettare il calendario sacro alla lettera, se “quaranta aprilante, quaranta durante” perché, appunto è nei mesi di aprile-maggio che si colloca Iyar, secondo mese del calendario sacro, non quello secolare.

A mio modesto parere è un grave errore che fa torto al genius loci e alla Bibbia che fu seminata bene, come parola se ancora te lo senti dire “quaranta aprilante, quaranta durante”, ma tutti pensano, nel nostro secolo scientifico e acculturato all’alluvione di Firenze, quando il diluvio noachico coinvolse anche Arezzo, però.

Ciao saluta tua moglie e dille che, come birchio (non sposato, come ripeto a mia mamma ricorrendo ad un anglicismo), non ho suocere da guarire o far guarire obtorto collo.

Ciao

Giovanni

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