Il Primate d’Inghilterra

Buonasera Sua Eccellenza Justin Welby, Primate d’Inghilterra

le scrivo perché spesso ho occasione di riflettere sulle cose inglesi, distanti secondo la politica e forse anche la religione, ma non secondo uno sguardo che valica tutti i confini, perfino quelli geografici. Quello sguardo è sapienziale e rende una cosa sola l’uomo e la sua storia, perché apparteniamo a un’unica specie e siamo entrambi cristiani.

Nei miei appunti su Apocalisse, ho spesso fatto riferimento alla lettera che è a voi indirizzata che è quella di Sardi, in cui si dice chiaro che siete morti, ma vi si crede vivi.

La vita apparente che vi contraddistingue è dovuta a un fatto, piucché a una persona, sebbene quel fatto sia Darwin che avete sepolto in Westminster. Quel Darwin proietta l’uomo su una scala che non è rivolta al cielo, ma alla terra, tanto che si spinge, cioè affonda i suoi piedi, sotto terra, come del resto deve essere se Sardi rappresenta, nel mappamondo apocalittico, gli inferi.

Darwin ci vuole animali, cioè ci consegna alla morte animale, a un evoluzione che ci stacca da Dio, per una finitezza che ha perso addirittura il senso e la definizione di eternità per un hic et nunc evolutivo.

Quando una Chiesa apostata neanche dalla verità, cioè da Gesù se via verità e vita, si condanna da sola a una vita che è solo apparenza, per il semplice fatto che l’immanenza, cioè l’evoluzione, ne ha uccisa l’anima e quel che resta è un’effige di una Chiesa capace solo d’ingannare l’occhio, ma solo quello dei curiosi.

L’apostasia è peccato grave che Dio tollera, ma fino a un certo punto, oltre il quale, cioè esaurito il tempo della misericordia, scatta inesorabile quello della giustizia, che non sarà però sommaria, ma un’ironia che voi stessi avete scritta su un copione di tutto rispetto, cioè un urbe et orbi anglicano che farà ridere tutto il mondo.

Darwin non è solo l’evoluzione, per cui, con lui, avete sepolto l’anello non mancante, ma sfilato dal dito di Dio: avete sepolto una scimmia nel vostro tempio che è diventato il suo.

Una scimmia altro non è che un primate, cioè, visti gli onori riservati, il Primate d’Inghilterra a tutti gli effetti , il Primate di una Chiesa che si è prestata da sola a un’ironia facile facile ma di sicuro effetto, affinché chi è causa del suo mal pianga se stesso, sebbene in compagnia di un mondo che tutto a un tratto scoprirà che anche Dio sa far ridere.

I miei omaggi

Giovanni

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