Una storia lucana

Il blog ha riportato n luce un aspetto della vita di Gesù andato perduto, se non oscurato, cioè quando divenne ἀρχόμενος che tutti ritengono il punto fermo da cui far partire il suo ministero, ma così facendo stravolgono non solo il senso biografico, ma anche quello letterario di un’opera capace di rivelarsi, a un occhio attento, tale a tutti gli effetti.

Qui entra in gioco, quindi, il dottor Luca, titolo che non compare nelle Lettere paoline solo per rivelare una professione, ma anche per guidare certi lettori a una verità che con Luca nacque secondo i canoni scientifici, essendo, Luca, intellettuale, prim’ancora che medico.

Questo già lo avevamo più volte sottolineato, perché non a caso il suo racconto, più che Vangelo alla luce di quanto stiamo per scrivere, appare resoconto ordinato di accurate ricerche e divenne, sin da subito, appetibile alla sofisticata Roma imperiale, la cui attenzione non poteva essere catturata dalle voci, se non quelle di un deserto dove prima aveva predicato Giovanni, per un rivelazione progressiva che mostrava le sue radici, non nella leggenda, ma nella storia, in questo caso un Antico Testamento che aveva parlato già di Lui, cioè di quel deus absconditus che Roma, come Gerusalemme, aspettava.

In Luca e nella sua opera tutto questo si riflette, come si riflette un gusto, più che un genere letterario, che doveva catturare Roma, tanto che lo possiamo scrivere, Hierusalem capta, ferum victorem cepit e questo con la relazione che Tiberio ricevette da Pilato nel 35 d.C., all’indomani di un crocefissione e di una resurrezione.

Sorge allora spontaneo chiedere alla critica lucana se queste nostre parole possano essere avvalorate dal racconto dei fatti, più che un Vangelo. Se cioè in Luca si cela una trama narrativa che segue un modello letterario, se cioè il Vangelo lucano è in realtà un’opera di genere.

L’analisi della sua tecnica diviene importante, ma solo alla luce di una precedente comprensione del testo che sappia guidarne la valutazione, altrimenti quelle pagine lucane rimarranno Vangelo, cioè messaggio senza che dietro vi sia un lavoro intellettuale che non vuole solo parlarci di Gesù, ma ne vuole scrivere, perché può.

A nostro parere, c’è un punto che tutti hanno ignorato perché il Magistero liquida frettolosamente e forse dolosamente l’ ἀρχόμενος (Lc 3,23) lucano da cui si fa partire un ministero ben al di là nel tempo, affinché Luca non scriva ma soltanto parli di Gesù e segua una cronologia dei fatti meramente progressiva.

Invece quell’ἀρχόμενος è la prima attestazione certa dell’analessi in letteratura, perché la Mahābhārata fu frutto di una compilazione di secoli prima di arrivare a una stesura definitiva che non dà certezze sul testo originario. Luca, invece, noi lo sappiamo, scrive il suo Vangelo nel 35 d.C. se la relazione che giunse nelle mani di Tiberio è la sua.

Dunque la prima attestazione certa del ricorso in letteratura dell’analessi, è lucana perché il capitolo 3 del suo Vangelo mostra come, dopo il battesimo del 32 d.C., Luca ci parli di Gesù ἀρχόμενος all’età di “circa 30 anni” (Lc 3,23), ma questo è bel lungi dal volerci dire che iniziò il suo ministero, perché in realtà lì Luca propone un flash back , ossia ricorre all’analessi per colmare una lacuna grave all’interno del materiale che aveva a disposizione.

Luca non apre il suo Vangelo come Matteo, non riporta sin da subito la sua genealogia, quindi non segue una progressione cronologica dei fatti, egli fa un salto indietro e fa nascere Gesù dopo il battesimo perché non era “come si credeva” erroneamente figlio di Giuseppe.

Questa è la lacuna che colma Luca e questo è il motivo del flash back. Quel “come si credeva” spiega tutto l’imbarazzo di Gerusalemme di fronte al figlio di un falegname (Mt 13,55) che non poteva essere figlio di Dio, date le sue supposte certe origini che però si rivelarono altre, cioè divine.

Il flash back, dunque, è un espediente letterario che Luca gestisce con maestria, affinché quel Vangelo divenga letteratura, quella che Roma, alle prese con le leggende, non avrebbe gradito fino al punto giusto. Luca propone, dunque, un’opera intellettuale ricavata da informazioni che egli assembla secondo i canoni di un opera letteraria, divulgativa qunt’altri mai, tanto che conquistò Roma.

Il capitolo 3 deve, secondo noi, essere riletto a questa luce se è quella dell’analessi, per capire come mai Per Luca fu così importante ricorrervi. Noi daremo un primo approccio al problema ed esso verte su una figura femminile anch’essa da rivalutare: Maria, perché a Lei Luca attribuisce la genealogia, cioè l’attribuisce proprio a colei – e Colui- che si riteneva impossibile.

Anche qui c’è un conto che si può fare ma, lo ripetiamo, è solo un abbozzo al problema: se ἀρχόμενος lo diviene a “circa trent’anni”, questo significa che siamo negli anni 16/15 d.C. e dunque sono 18 quelli che li separano dal 32 d.C.inizio del ministero.

A suo tempo abbiamo visto che “Maria” ha un’occorrenza neo testamentaria di 43 di cui 25 fanno riferimento alle altre Maria, mentre la Madonna ne conta 18, 18 come gli anni tra il 16 d.C. del Gesù ἀρχόμενος e il 32 .C. Questo spiegherebbe due fatti

1 l’inserimento della genealogia, mariana in virtù del “come si credeva”, proprio in quel punto interrompendo il tempo della narrazione

2 e quel “come si credeva” (Lc 3,23) dicendoci, Luca, che lì inizia (nasce alla vita pubblica) Gesù o in ogni caso una diversa fase della sua vita (la Nuova Riveduta traduce bene riferendo che “iniziò a insegnare”) se divenne personaggio pubblico.

Altri sapranno fare meglio, noi possiamo solo proporre la questione, una questione lucana ancora aperta sebbene a un genere: quello letterario che scardinò le naturali difese che l’intellighentzia romana aveva erette di fronte al gossip.

Ps: l’ἀρχόμενος lucano è il termine ad quem di un precisa cronologia, vedi tabella

Pps: al 15 d.C. abbiamo dedicati altri articoli

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