Martiri a Natale

Il lettore sa, oramai, come la pensiamo sul Natale del 25 dicembre, tuttavia crediamo di trovarlo solo d’accordo sulla sua stranezza, ma non nella sua alternativa quando questa pretende, magari, di fissare i tempi del parto, cioè di conoscere il giorno delle doglie (10 agosto) e della nascita (11 agosto) per un annuncio ai pastori che fu di notte, come scrivono i vangeli.

Vorremmo, allora, ricordare il punto di vista di Luca, un medico, per un parere che fu scientifico, tanto che Luca è l’evangelista dell’infanzia, da sempre oggetto degli studi e della passione dei medici, il cui occhio clinico si fa di riguardo di fronte alla maternità.

Luca, nel suo Vangelo, affronta il tema della natività a modo suo, ricorrendo sì anche ai versetti, ma spezzandoli per tracciare i tempi del parto che seguono quelli di tutte le donne, anch’esse, come Maria, ben distanti da un parto verginale che si è voluto solo per rimuovere ciò che si è promosso a un cielo più alto che rende distanti Gesù e Maria, quando invece essi vissero la nostra carne, come avvenne nel parto.

Luca, dicevamo, spezza il paragrafo dell’annuncio della nascita in due versetti. Infatti leggiamo al capitolo 2,10-11


10 ma l’angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: 

11 oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore.

E’ importante adesso notare che tutto avviene nel versetto 10 e 11, cioè nella notte che noi diciamo esser stata quella di Natale, sebbene di agosto. Dunque in Luca, oltre quanto già sapevamo sulla insostenibilità logica, storica e medica (Dio fa nascere in strada suo figlio a dicembre? Lo avvolge solo di fasce a quel rigore invernale?), si aggiunge una nota che è tipica di un medico che ha indagato quel parto firmando un referto in cui si scrive che le doglie ci furono alla sera del giorno 10, mentre il parto avvenne nella notte dell’11.

Tutto ciò potrebbe apparire bizzarro, cioè siamo noi che cercando prove vogliamo avvalorare la nostra ipotesi, quando è molto facile partire da un’ipotesi sbagliata e trovare conferme. Tuttavia che ne è di Ap 11,10 quando leggiamo che, uccisi i due testimoni vestiti di sacco, la gente fa festa e si scambia doni? Quei doni non sono tipici della nostra tradizione natalizia? E come mai, allora, ricorrono nientemeno che in Apocalisse?

Dobbiamo riflettere su questo punto perché quella festa, che in tutto assomiglia al nostro Natale dicembrino, viene istituita all’indomani di un omicidio che, trattandosi dei due testimoni, non è altro che l’assassinio della verità che non è di fede, ma segue una semplice logica: quella del calendario che poi farà la storia e con essa la storicità di Gesù.

Ecco allora che le due colonne dei vangeli, Luca e Giovanni, l’uno la mente, l’altro il cuore, uniscono le loro versioni sul Natale e se l’uno, il medico, ferma la nascita tra il 10 e l’11 agosto, Giovanni ci parla dell’insolita festa ricca di doni al capitolo 2 versetti 10 e 11 per una perfetta simmetria che ci dice quando in realtà è Natale, cioè tra il 10 e l’11 di agosto, ossia all’indomani dell’omicidio dei due olivi, dei due testimoni, che non fecero festa, ma gli fu fatta il 25 dicembre, parlandoci di uno sguardo divino sulle cose e sulle feste del mondo martirologio, però, agli occhi Dio.

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