“Non serviam” il grande peccato

Mi pare di poter scrivere che sul peccato imperdonabile si sappia tutto senza però giungere a conclusione di nulla, sebbene l’importanza della questione, perché Gesù si ferma lì dov’è commesso.

Vorremmo, quindi, dire la nostra sia mai che aiuti la discussione e ricordare brevemente, perché passo famosissimo, che Gesù fu tacciato di essere il principe dei demoni avendoli scacciati.

Questo passa un po’ a tutta la letteratura come peccato imperdonabile perché contro lo Spirito Santo, ma non dice cosa specificatamente sia per cui si sono davvero sprecate parole.

Cominciamo col descrivere brevemente la cornice gerosolomitana in cui si agitava un Messia in fieri (in realtà erano due con Barabba) che doveva essere ancora riconosciuto ufficialmente dalla folla.

Con la cacciata del demone il dado è tratto nella logica del popolo perché solo il Messia o, in ogni caso, un uomo di Dio, che però in questo caso predicava il suo regno, poteva avere l’autorità sui demoni.

Tutto diventa chiaro e quell’esorcismo spazza via le ombre della diffamazione e della calunnia ma…Lui è Belzebù in realtà perché altrimenti il sinedrio che gli aveva dato la caccia nella speranza di coglierlo in fallo dovrebbe lui rivelarsi impuro e come tale esautorato ipso facto.

Ecco allora che ricorre alla bestemmia che prima è rivolta alla ragione negando l’evidenza; poi alla divinità. Essi stessi erano coscienti che realmente era il Messia, ma non potevano, anzi, non volevano riconoscerlo a causa di un orgoglio di casta che diviene bestemmia.

Questo accadde secondo noi; come secondo noi prenderemmo ragione se, in qualche parte della Scrittura, ricorresse una locuzione che richiama quel peccato, cioè il più grande e così lo qualificasse.

Quel passo c’è ma nessuno lo ha notato, per un’esegesi che spacca il capello, ma non vede la chioma del diavolo o non lo vuol vedere e far vedere, sia mai che lo si riconosca.

Il Salmo 18 definisce l’orgoglio “il grande peccato” da cui Davide prega che sia tenuto lontano, perché pure lui è cosciente che quello non rivolge le sue mire e bestemmie alla creatura, ma al creatore perché perversione verticale, unidirezionale che immancabilmente giunge a sfidare Dio, azione senza appello, senza grazia e senza più Spirito Santo.

Leggiamo il passo tratto da Salmo 18 e facciamoci certi che non la Scrittura ci ha lasciati nel dubbio, ma quello stesso orgoglio che ieri, come oggi, impedisce un bagno d’umiltà e fa gridare l’inferno: “Non serviam!”


Anche dall’orgoglio salva il tuo servo
perché su di me non abbia potere;
allora sarò irreprensibile,
sarò puro dal grande peccato (Sal 18,14)

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