Un Natale pazzesco

Il Vangelo dell’infanzia che ci offre Luca è il più articolato, complesso e ricco all’interno dei sinottici. Dunque in Luca si concentra un’attenzione particolare a Gesù bambino, tanto che noi abbiamo notata una sua particolarissima peculiarità: il Natale che sembra, a molti effetti, avvalorare il nostro 10 agosto.

La Bibbia, che comprende i vangeli, è passata alla storia, anche parte della nostra storia, come Sacra, sebbene quell’appellativo sembra cedere il passo a una divulgazione che la vorrebbe solo Biblia, cioè un testo letterario tout court.

Noi, invece, siamo ancora tra quelli che la vedono, non la vogliono, sacra perché il passato aveva una sua ragione, cioè aveva quella stessa nostra caratteristica del pensiero, per cui non crediamo che abbia qualificato la Bibbia seguendo un’esigenza di fede, ma un dato di fatto che nasce da delle evidenze che ne fecero libro sacro.

Casomai siamo noi che a ogni piè sospinto e per delle ragioni che sfuggono alla ragione stessa vogliamo a ogni costo dissacrare, quasi che il sacro sia in realtà bestemmia rivolta alla dea della ragione che però nega se stessa negando l’evidenza.

Un’evidenza che nel caso lucano ci parla del Natale in una maniera tutta sua, cioè attraverso il ricorso ai versetti biblici che non sono considerati evidenze a priori, ma si collocano, in questo caso, cioè nel caso del Natale, come sigillo su una evidenza: l’impossibilità logica di un Natale fermo al 25 dicembre se durante quel Natale Tiberio indice un censimento universale che costringeva tutta la popolazione dell’impero a recarsi nel luogo di nascita per la registrazione.

L’impero era sterminato e sterminati, quindi, erano i suoi confini, come enormemente estese le zone montuose e i passi che inevitabilmente coloro che erano costretti a spostarsi sarebbero stati costretti a valicare, mettendo, il 25 dicembre, a repentaglio la propria vita se il buon senso o la causa di forza maggiore non ne avessero impedito il viaggio.

Dunque appare assurdo non alla fede quel censimento, ma alla ragione a meno che essa non fosse stata persa proprio dall’impero, romano, che aveva deciso, magari, di decimare non solo i sui abitanti, ma anche i propri cittadini, se la registrazione aveva anche il fine di censirne la prerogativa.

A questo si aggiunge anche un altro fatto di ragione, cioè le cronache di Oltralpe che volevano l’incoronazione dei re alle calende di agosto, quando però, penso al caso più celebre, quello di Carlo Magno, quella celebrazione si teneva a Natale, unendo logicamente due fatti, cioè le calende e il Natale nel mese di agosto, se non altro perché ci appare di nuovo logico che una celebrazione di quel tenore, cioè il nuovo re o imperatore, chiedeesse, ieri come oggi, una partecipazione di massa, cosicché la festa fosse grande, bella e sentita, come tutti i grandi della terra, da quando esiste la terra ed esistono i grandi, esigono, amanti -e a ragione politica- dei bagni di folla, una folla che però scomparirebbe in una fredda, triste, corta magari piovosa o “nevicosa” giornata di pieno inverno.

Ecco, questa è la logica che nega il Natale al 25 dicembre, una logica che, permettetemi il gioco di parole, diviene logistica sia se consideriamo il censimento universale, sia se pensiamo alla grande festa dell’incoronazione.

Adesso, quindi, ci rivolgiamo all’illogica, cioè al sacro che vuole sacra la Bibbia per vedere se, pazzo il Natale del 25 dicembre, lo sia almeno altrettanto quello del 10 agosto, cosicché abbiano gli stessi diritti e offrano una scelta: illogica la prima, quella del 25 dicembre; sacra la seconda del 10 agosto.

Dicevamo di Luca, l’evangelista dell’infanzia il quale, nella logica sacra del 10 agosto si muove benissimo, offre ai versetti 2,10-11 del suo Vangelo una nota che citiamo per chiarezza


10 L’angelo disse loro: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà:

11 “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore

Da essa appare sin troppo chiaro, se si è compreso quanto scritto sopra, che siamo di fronte non al caso, ma al sacro, illogico quanto si vuole, ma capace di fermare la nota e la notte della natività proprio ai versetti 10 e 11, perché è lì che Luca, medico razionalista, riporta un annuncio senza fraintendimenti: “la notizia di una grande gioia” perché “oggi è nato!”, cioè nella notte tra il 10 e l’11 di agosto, tanto è vero che l’annuncio della nascita del Messia si spezza in due versetti, affinché la nota temporale sia chiara oltremodo.

Noi non lo reputiamo un caso ma un “sacro” che la ragione del passato aveva scorto e non si era persa l’evidenza, come noi l’abbiamo persa perdendoci nel profano, cioè in una razionalità che sa negare, sino a negare l’evidenza, per credere nell’impossibile di un censimento folle e di una festa d’incoronazione al buio dell’inverno altrettanto folle.

Alla luce di Maria, altro aspetto della follia di Dio e del suo libro, la Bibbia, sono anche le occorrenze che ci aiutano a capire. Infatti noi abbiamo visto che l’occorrenza complessiva del nome Maria, comprendente cioè sia la Madonna che le altre Maria, è di 43 che però si divide in un due gruppi ben distinti: l’uno fa capo al profano, l’altro alla Madonna. Il profano offre 25 occorrenze, quello di Maria 18.

Sebbene non sappiamo ancora dare ragione di quest’ultimo, sappiamo benissimo interpretare il primo: è Natale il 25 dicembre, ma quello profano, laico e forse razionalista che non solo rende simile a sé la Bibbia, ma ancor più la ragione che ha perso il suo senso o, se volete, la sua sacralità per far posto alle baggianate, cioè gli oracoli dei nostri giorni.

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