Indro e la classe messianica

Non sappiamo se il Magistero sia mai giunto alla conclusione che Gesù sia sempre stato cosciente di sé, tuttavia non ci meraviglierebbe un insolito, ma quanto mai usato in ambito ecclesiastico, promoveatur ut amoveatur, cioè un innalzare sopra la media Gesù, per un Dio fattosi uomo che uomo però , non lo è mai stato.

A noi colpirono le parole di un laico, parole di tanto, tanto tempo fa e che appartengono a Indro Montanelli, lui a conoscenza di Gesù, io, allora, all’oscuro. Questo non impedì, però, che io ricordassi quelle parole che sostenevano una progressiva presa di coscienza di Dio di essere Dio, impresa non da tutti.

Le ascoltai, leggendole, quelle parole e neanche riflettei sul senso perché non potevo: non sapevo. Oggi, invece, ne sono certo che Dio prese coscienza di sé. Gesù per lunghi anni era uno di noi, tanto che Gv 9,24 è coerente quando riporta che i farisei lo tacciavano, magari a ragione, di essere peccatore, perché peccò Gesù nella Legge, ma era innocente alla Giustizia, tanto che lo riconobbe Figlio.

Al par suo, Maria che serbava, meditando, in cuore gli avvenimenti (Lc 2,19) di quello strano figlio promesso Re (Mt 2,2) e non rivelava a nessuno un senso che forse fuggiva anche lei, al riparo dal più classico attendismo: se son rose fioriranno.

Fioriranno anche se qual figlio è pazzo (Mc 3,21) e lo si va a riprendere, forse a difendere, come un clan, perché sciagurato, ma come mai promesso? Chi furono quei Magi? Dei pazzi come lui venuti però dall’Oriente o davvero sono il compimento e dell’Ave piena di grazia e il signore è davvero con me (Lc 1,28)?

Quante domande, quante notti insonni con Giuseppe che magari invita a lasciarlo andare e che vada al diavolo che poi ci andò davvero, ma nel deserto e fu tentato in ogni modo, tanto che satana finì le sue tentazioni (Lc 4,13), ma si promise di tornare.

Gesù e Maria, dunque, increduli nella misura in cui l’una si dà della povera illusa a causa dei sogni di bambina, l’altro si muove al buio perché sua madre non gli ha riferito nulla, serbando e riflettendo solo in cuor suo.

A questa luce, cioè quella di una progressiva presa di coscienza, l’
ἀρχόμενος di Lc 3,23 assume tutto un altro rilievo rispetto allo sciaguratissimo “iniziò il suo ministero”, perché Gesù divenne personaggio pubblico, forse importante, in ogni modo chiacchieratissimo che le sue idee strane cominciavano a circolare.

Ma lui stesso forse si stupiva, perché in petto si agitava una natura che sino ad allora era rimasta in attesa, quella stessa che nutre Gerusalemme: quella messianica. Dunque è un crescendo quella coscienza e non meravigli: la Chiesa cattolica (Fanzaga) stessa afferma che i grandi santi non credono alla promessa di Dio, non pendono dalle sue labbra e infatti Maria non ci credé e dette del pazzo a Gesù, ma altrettanto crediamo abbia fatto Gesù con se stesso di fronte al mistero della sua vita che non è vita nascosta, ma normale.

I grandi santi non credono alle promesse di Dio: sanno perfettamente dare la mollica alle formiche, non foraggiare l’elefante, “cosa” troppa grossa per loro e dunque presa in giro di un Dio che casomai in quel caso attenta non promette, per cui la promessa è una prova.

Parliamo dei grandi santi, ma chi più santo lo è di Gesù e Maria? Potevano, madre e figlio, venire a capo di se stessi senza sorriderne sulle prime, per poi sgranare gli occhi di fronte alla realtà della loro grandezza? No, no perché sono “miti e umili di cuore” e risero pure loro di se stessi, prima di credere alla volontà di Dio.

Nel 15 a.C. divenne strano, cioè ἀρχόμενος, Gesù; nel 31 d.C. divenne maledettamente serio perché la faccenda lo era altrettanto, tanto quanto una “presa di coscienza” in bocca a Indro.

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