Icaro



Ieri ho scritto che ho tenuto per molti mesi Camere separate di Pier Vittorio Tondelli nella stalla dove vado quotidianamente a foraggiare i cavalli. Mi fermo, dopo, e fumo una sigaretta pensando, ma non prima di aver interrogato Vittorio che spesso fa luce aprendolo a caso.

Tanto che una volta ero proprio giù di tono e mi chiedevo se fosse il caso di continuare a scrivere e la pagina a caso mi fece intendere che c’era anche un’altra opzione: la carriera di “onesto puttaniere”, nel senso che potevo forse mettere a frutto i miei più che ventennali studi biblici e suonare anch’io lo spartito, o cambiare idea ed integrarmi nel main stream.

Lo ripeto: mi fu offerta, da Vittorio, la carriera di “onesto puttaniere” perché se parli o scrivi sapendo che sono puttanate, sei un onesto, stimato e rispettato puttaniere, ben pagato e che paga bene.

Ieri sera, invece, mi offrì, sempre Vittorio, la citazione che descrive alla perfezione quanto è successo e succede, cioè la storia biblica come labirinto da cui è impossibile uscire se non si vola, cioè se non si scorge, dall’alto, la via d’uscita.

Bisogna, però, ben comprendere quel volo, che non è, in sintesi, un approccio scientifico, ma sapienziale, perché se adotti quello scientifico sei destinato al fallimento o, tutt’al più, a descrivere il tuo viaggio nel labirinto, concludendo però la tua opera con un laconico: “Alla fine c’è il muro”.

L’approccio sapienziale, quindi, è quello che permette e che, perdonate la presunzione, ha permesso tutto quanto il blog, perché il volo lo spiccai di fronte al picco del 505 a.C. dell’esilio, biblico, babilonese, a fronte di tutta quanta la mia paura se, astronomicamente, scientificamente quell’esilio è del 586 a.C.

Qui fu il balzo, forse l’atto di coraggio un “vada come vada: o volo o mi spappolo”. E invece volai, volai assumendo quel 505 a.C. e da lì non solo ho spiccato il volo, ma è stato anche possibile tracciare la mappa del labirinto e segnare, con un filo rosso, la via d’uscita che è una e una sola.

Molti anni fa, nel portone in ferro di quella stessa stalla, scattai una foto che alla luce di quanto sto scrivendo è illuminante, se Vittorio docet, cioè se è vero che tutto è stato preordinato e costruito in maniera tale che la storia fosse concepita come labirinto in cui gli studiosi si sarebbero persi.

Ho scritto che bisognava volare, immaginarsi Icaro e infatti la foto nel portone sin da subito mi parve Icaro, segno del destino nel dedalo della storia, una storia che nasce in una stalla e in una stalla ha spiccato il volo.

Osservate bene la foto: lo vedrete, Icaro.

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