Una liturgia horror

Nei nostri post dedicati alla Pasqua abbiamo sempre fatto riferimento alla traslitterazione dall’ebraico Pesach il termine italiano Pasqua, per una forma verbale greca Πησχ .

Tuttavia c’è anche un’altra origine che è greca e deriva dal verbo πασχω che significa “soffrire”, quando però la coniugazione non offre Πησχ. Crediamo, alla luce dei molti post dedicati alla contraffazione e alla falsificazione del greco scritturale, contraffazione mirata a rendere impossibile il calcolo ghematrico che spesso è l’unica chiave di comprensione di passi altrimenti oscuri come l’Oracolo dell’Emmanuele che ancora divide Ebrei e cristiani, crediamo che quella forma verbale non che sia mai esistita ma, come negli altri casi, è stata cancellata per un ovvio motivo: si è imposto il Natale come principale festa cristiana, ma in realtà, alla luce di Gv 12,27, è la Pasqua, una Pasqua che, facendo riemergere
Πησχ dal paradigma di πασχω, farebbe coincidere ghematricamente (888) il nome proprio Ἰησοῦς (Gesù) con la Sua Pasqua, la Sua Πησχ per una coincidenza che non solo fa luce su Gv 12,27, ma anche su un calendario liturgico che dovrebbe rivedere le sue priorità a favore della Pasqua, senza contare che un Natale fermo al 25 dicembre è già di per sé bestemmia, rivolta non solo a Dio e a suo Figlio, ma alla Dea ragione che ancora conta numerosi fedeli.

I filologi, come gli studenti, hanno dunque un motivo per affrontare un verbo nei suoi tempi e nei suoi modi, come nella sua persona, anzi prprio questa, perché crediamo che la traduzione esatta di Πησχ farebbe risultare chiaro che il greco scritturale non è un esercizio ginnasiale, ma esprime contenuti di altissimo profilo, in primis teologici se, dai tempi e dai modi, nonché dalla persona di Πησχ, ottenessimo una conferma non alla luce della sua attestazione soltanto, ma proprio dalla traduzione, ferma, magari, a un contesto pasquale chiarissimo e teologico che permetterebbe ancor più di penetrare quello che è chiamato mistero, ma che in realtà è stato reso misterioso, affinché il “Tu scendi dalle stelle” fosse in bocca ai bambini, per un coretto bianco dall’anima horror.

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