La Dottrina Marilyn e i venti indipendentisti

Ci sono post che sulle prime non hai il coraggio di scrivere perché sebbene l’idea ti sembri buona, sai che non sarà compresa a causa della friabilità del concetto a cui non hai saputo dare consistenza, cioè neppure prove, ma indizi validi.

E’ un po’ come in certi film polizieschi in cui all’ispettore è l’istinto, di cui si fida, a suggerirgli la trama del crimine, ma la ragione non gli viene incontro per un cruccio da nottate in bianco finché non emerge il dato di fatto, quello che istruirà l’indagine.

In questo post, che invitiamo a rileggere, abbiamo sintetizzato così la questione dell’indipendenza americana


In sintesi stiamo dicendo non che soffiarono, ma che si soffiarono i venti rivoluzionari e indipendentisti sulle coste americane, perché, già blindata la Francia, si cercò d’indebolire la sposa legittima e toglierla di mezzo con ogni mezzo

Adesso daremo corpo a quell’idea attraverso l’esame dell’inevitabile trama che essa nasconde, perché la mente di un assassino -e di un assassinio tratteremo- si muove per dedali oscuri in cui si deve far luce.

Il processo d’indipendenza americana non fu made in USA, ma nacque altrove, in un altrove che dovette fare i conti con un mondo nuovo dopo Colombo. Noi riscopriremo quell’America e l’indagine la condurrà di nuovo Colombo, il tenete Colombo che quelli della mia generazione ben conoscono.

Spesso, Peter Falk, si trova di fronte a un delitto quasi perfetto, ma egli sa che le tracce in un delitto sono inevitabili e le cerca sulla base di un istinto che mai lo ha tradito, fino a che, come spesso accade nei suoi film, si dà la pacca sulla testa e capisce.

Ecco, noi abbiamo fatto uguale quando si è presentata un’idea folle che non abbiamo avuto il coraggio di scrivere, perché ci aveva colpito una simbologia, cioè che delle 135 diocesi francesi, simbolo dell’annus crucis e della pre-rivoluzionaria, ne furono abolite 52 per un nuovo totale di 83.

L’idea folle consisteva nel lettura di quei numeri, cioè nel loro simbolo se 52 sono i giorni/anni di Neemia che vuole ricostruire le mura di Gerusalemme; come ci aveva colpito una lettura ancora più assurda che calava il rimanente delle diocesi nel nostro computo del secolo.

Infatti come noi diciamo gli anni ’20 o ’30 o ’90, così poteva aver fatto l’assassino quando fermò a 83 le diocesi francesi, per un ’83 che riassumeva il 1783 anno del Trattato di Parigi in cui si pose fine alla Guerra d’indipendenza.

Capite da soli che era davvero folle riportare questa riflessione senza neanche degli indizi validi. Il tutto sarebbe sembrato altamente risibile, ma adesso siamo in possesso di elementi che pongono seriamente la questione, non tanto sulle origini del processo d’indipendenza, anche se quelle origini debbono esser vagliate minuziosamente, quanto su chi ha messo il manico all’intera faccenda.

Ci siamo dati anche noi, come Colombo, la pacca sula testa quando abbiamo indagato il senso dell’Independence Day e scoperto che è dedicato a un santo, nella misura in cui la Chiesa cattolica dedica a Sant’Elisabetta Portogallo quel 4 luglio.

Quella santa, di cui noi non mettiamo in discussione la fama o la santità, si caratterizza per due elementi: l’infedeltà del marito e il rosario, quando il primo elemento ci conduce direttamente nell’Inghilterra di Enrico VIII, di cui tutti conosciamo la biografia, cioè quell’Inghilterra che subì il processo d’indipendenza; mentre il secondo elemento, il rosario, in Vaticano per una relazione che nasce spirituale e si fa storica, facendo luce sull’intera questione e rende non casuale quel 4 luglio, manico dell’intera faccenda e trama oscura dei fatti.

Un capolavoro, sebbene noir, vuole sempre la sua firma, perché altrimenti rimarrebbe anonimo, ma se così fosse, non ci sarebbe una motivazione, per quanto folle, cioè così folle che il sogno chapliniano della conquista del mondo fa apparire Hitler uno scolaretto.

Quella motivazione, infatti, fu il controllo del Nuovo mondo che aveva sconvolta la routine del vecchio, già saldamente nelle mani, ponendo nuovi orizzonti, ma anche nuove frontiere da controllare.

A Sud il gioco era fatto con l’occupazione da parte delle potenze cattoliche. Rimaneva il Nord America che non si poteva conquistare, ma solo dividere prima e controllare poi, cosa che si fece soffiando i venti illuministici e indipendentisti cosicché, liberati, potessero essere occupati, per un divide et impera tutto romano.

A cose fatte si dedicò l’impresa a Sant’Elisabetta (lo facciamo anche noi, allora, che siamo ugualmente pazzi) del Portogallo e il 4 luglio celebrò un’indipendenza tutta cattolica e pacificata secondo un pax romana d’alta scuola, in ossequio a una dottrina Monroe che è si tale, ma nella misura in cui la si chiami Marilyn, morta in circostanze ancora molto sospette, come il suo amante, Kennedy, morto sparato, ma con il rosario di Sant’Elisabetta del Portogallo in mano, sia mai che il discorso non sia chiaro: l’America a Marilyn!

Ecco allora che il nostro deliro di cifre, cioè che di 135 diocesi francesi ne vengono soppresse 52 per un totale di 83, ci dice che il piano era perfettamente riuscito e si era ottenuto quello che si voleva nel 1783, ossia nell’83, anno del Trattato di Parigi.

Rimane solo da capire cosa, realmente, si volesse nel 1783 con quel trattato, immaginato sino ad adesso come conquista, è vero, ma ancora sfuggente se volessimo conoscere chi, in realtà, abbia conquistato cosa.

Sorrido all’idea del numero di volte che ho incontrato, durante gli studi di scienze politiche, la dottrina Monroe, sorrido perché solo a cinquantaquattro anni ho capito che si trattava di una bellissima donna. Ed è allora che anch’io, come Colombo, mi sono dato una pacca sulla testa, rammaricato di non averlo compreso prima.

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