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La pubblicazione di Nuzzi e Fittipaldi mi colpì molto, come colpì mio padre che acquistò e lesse i volumi. Io non li ho ancora letti (lo farò di sicuro) ma ne ho seguita passo passo la vicenda editoriale, aprendomi a una lettura più alta, immancabilmente di Chiesa, cattolica.

Molti di voi, in particolare gli autori, ricorderanno come quell’iniziativa editoriale naufragò, certamente non per i contenuti di alto profilo, perché gli autori, come me, hanno visto in Sisto V Peretti un falso, per loro ecclesiastico, per me profeta, cioè il falso profeta apocalittico, quello a cui abbiamo dedicata addirittura una categoria del blog.

Nuzzi, o Fittipaldi, scrissero che a quel papa si deve la “fabbrica dei miracoli” tanto che se oggi va di moda vendere la verginità, allora si vendette la santità, un tantinello più cara.

Oltre a questo, non avendo letto i libri, immagino che ci sia ben altro tra quelle pagine che sin da subito hanno però fatto centro: santi non si nasce, ma si diventa, moneta sonante.

Ecco, in questo quadro di fulgida santità naufragò l’iniziativa editoriale, perché di lì a pochi giorni ci fu il patatrac, cioè il Bataclan, dove si commise una strage tale che i due libri si eclissarono nell’interesse generale catturato da quella strage islamica.

A me colpì sin da subito il fatto: da una parte due libri interessanti, di cui si faceva un gran parlare; dall’altra una pressione mediatica e sociale che montava lo scandalo; nel mezzo il fuoco d’artificio che distrasse e distrusse l’iniziativa.

“Quasi un terrorismo pirotecnico, che fa volgere lo sguardo altrove” mi dissi e adesso me lo ripeto con l’autobus dei bambini che i figli sò pezzi e core e guai a toccarli per cui, di nuovo, “bastardi islamici” con i social ubriachi e sobri al contempo per una polemica catalizzata in ogni caso da un feroce torcicollo.

Ne deriva un uso del terrorismo a orologeria o, se volete, da valvola di sfogo del potere, che sa far soffiare a meraviglia il pentolone sociale troppo concentrato, cioè sotto pressione, la sua pressione , però.

L’uso delle “masse islamiche”, gergo tanto caro a una parte della Chiesa, è strumentale, ma solo per ora, poi sarà politico e infine d’occupazione e la gente neanche potrà più inveire su facebook, perché i fuochi d’artificio gli hanno dato fuoco alla casa.

E’ un quadro nazionale quello che stiamo tentando di dipingere, ma a me inquieta questa Santa alleanza tra Chiesa, Trono e Islam perché ha preluso alla strage di Costantinopoli durante la quarta crociata, quando cioè prima ci si mise d’accordo con gli Arabi, poi si devastò senza pietà l’oriente cristiano.

Spesso si dice che la storia si ripete e che squadra o strategia che vince non si cambia. Magari è vero anche questa volta, per cui consiglio (ridete pure chissenefrega) gli ortodossi di cambiare loro la strategia che finora gli ha fatto vedere nell’Europa stati potenzialmente amici o amici in atto, oltre a quelli dichiaratamente nemici o potenziali tali.

La Russia deve invece essere cosciente di avere un unico grande nemico e chiudere tutte le porte, perché il loro, quello del nemico, non è un procedere in ordine sparso, ma una strategia ben collaudata che ha saputo adattare la massima latina del divide et impera in conquista diviso.

Ci fu un uomo, in Russia, che è passato alla storia come pazzo depravato e contadinaccio indiavolato, io ne sono parente stretto e vi dico che se è vero quanto si dice in Francia, cioè ecretez le russe, vous avez le cosac , è altrettanto vero che se grattate certi cattolici avrete il demonio e lo vedrete ballare un languido, nostalgico Lara’s Theme

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