Pasquetta in tribunale

In Osteria “Da Galileo” avevamo preso a prestito la tecnica della polizia scientifica quando abbiamo citato il luminol che neanche sappiamo se sia ancora di grido. Di certo sappiamo che, sempre la polizia, si troverebbe, con “il Galileo”, un cold case d’eccellenza.

Quel Luminol, però, non deve essere impiegato a caso, ma secondo una logica diversa da quella sinora conosciuta, perché la vittima potrebbe essere il carnefice sinora conosciuto, cioè la Bibbia e dunque Gesù, “il Galileo” e non Galileo Galilei.

Un processo è fatto di carte e come nel gioco la stessa smazzata si può combinare in vari modi dipendentemente dalla necessità o dallo scopo che ci siamo preposti.

Quindi, se fino ad adesso la vittima era Galilei, da ora in poi in lui non è che cerchiamo il carnefice, ma certamente i mandanti di un processo farsa. Questo ci obbliga a ridistribuire le carte in nostro possesso secondo un’altra logica.

Ad esempio, si sa che il processo fu istruito in maniera anomala (V. Frajese), cioè senza denuncia di parte o atto d’accusa, tanto che l’autorità ecclesiastica pare abbia agito d’ufficio, offrendo così una prima anomalia che risulta chiara al nostro Luminol e ci insospettisce più di quanto già lo fossimo.

Sembrerebbe, infatti, che la ragionevolezza del nostro dubbio abbia trovato, se non una prova, almeno un indizio, perché l’Autorità ecclesiastica, di fronte all’impassibilità dell’opinione pubblica e forse di buona parte del clero, fu costretta ad agire per avviare un processo che in ogni modo doveva tenersi.

Capite che se noi facciamo di Galilei la vittima, questo indizio è catalogato come un’irregolarità che denuncia una volontà persecutoria, ma se Galilei ci fosse dentro o fosse stato usato, l’irregolarità assume tutta un’altra luce, parlandoci non di volontà persecutoria, ma di un piano che andava portato a termine, denuncia o non denuncia.

Il Luminol, allora, ha fatto luce su un aspetto sinora sfuggito perché non cercato, immaginandolo impossibile. Quell’aspetto appartiene alla forma mentis che caratterizza ogni soggetto, per cui anche un soggetto criminale, benché vestito a festa solenne (Tribunale del Sant’uffizio).

Pensando come lui, allora, emergeranno altri particolari. Penso ai simbolismi, alle coincidenze e al modus operandi di un consacrato che pensa e si esprime, nella parola, nei fatti e nei tempi seguendo il modello culturale che lo ha formato e ha tessuta, così, la trama del delitto.

Infatti, riguardo ai tempi, a noi sembra insolita una coincidenza in tutto e per tutto simile a un segmento di ciglia tanto è sottile, ma dalla quale si può sempre ricavare un DNA.

Il processo lo si volle a causa della pubblicazione del “Dialogo sopra i massimi sistemi” nel 1632, anno che ebbe la sua Pasqua, la Pasqua del “Galileo (Gesù)”, nell’11 Aprile. Qui dobbiamo entrare nella logica nascosta del processo che ordina i fatti seguendo un modello di “chiesa”, perché il processo non lo si sarebbe tenuto contro Galilei, ma contro “il Galileo” contro Gesù.

E’ ovvio che questo emerga non chiaramente, ma quasi sotto forma di lapsus, perché tradisce ciò che si voleva tenere ben nascosto: il movente. Ecco allora che la sequenza dei tempi costituisce quel lapsus, perché fu nel 12 aprile del 1633 che il procedimento a carico di Galilei, meglio, del “Galileo”, prese le mosse per una Pasqua che si rinnova l’anno successivo a quella dell’11 aprile 1632 in cui si pubblicò il Dialogo che costituirà la pietra di uno scandalo che però davvero pochi avevano visto, se non fecero seguito le denunce.

Lo ripetiamo: è davvero sottile il nostro reperto, ma forse costituisce il primo catturato, però nel web, per cui sarà facile agli esperti repertarne un secondo, un terzo e un quarto e così via, cosicché il quadro investigativo si apra alla nuova ipotesi che ribalta un processo farsa mettendo alla sbarra la storia e scagionando la Bibbia, falsificata ad arte perché potevano solo vincere presentando carte false e quello fecero.

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