Avanti Savoia

L’Inquisizione è passata alla storia come una delle pagine più tristi della storia della Chiesa, quando però fu la pagina malata. Non tutto è sano, dunque, in Pietro perché proprio dall’Inquisizione emerge un profilo psichiatrico, una mente turbata dal ricordo, un trauma mai rimosso che ha riempito la storia con le sue metastasi.

L’Inquisizione, quindi, non fu solo un esercizio arbitrario e violento di un potere che si fece primato, cioè assoluto, ma ci parla di un Pietro ancora sconosciuto, per un capitolo delle Scritture ancora non scritto.

All’inquisizione si giunse per un fine conosciuto da tutti, cioè una lotta all’eresia che si fece persecuzione violenta, ma essa appartiene all’immaginario turbato di Pietro che non ha mai metabolizzato il suo rinnegamento e mai si è perdonato.

A noi non pare un caso, quindi, che quel “Galileo” torni ossessivamente proprio nelle pagine del suo rinnegamento e da lì si proietti nel processo più famoso della storia, quello a Galilei, alias “Galileo“, cioè Gesù, la cui discendenza legittima, non naturale, fu perseguitata e inquisita perché essa stessa rinnegasse, come lui, come Pietro, aveva fatto.

Qui emerge la sua turbe perché quella notte il gallo scrisse una pagina triste che vide trasformarsi in debacle i sogni di gloria petrini, passati da un Primato, a un umiliazione. La logica malata che Pietro sviluppa, quindi, è una sola: se il male che ho fatto lo infliggo, quel male se ne va, cioè lo rimuovo perché dimostro a me stesso che era impossibile seguirLo nella Passione, per cui non io, non io! mi sono tirato indietro, ma Lui, Lui! è spinto troppo avanti contro quella maledetta trincea!.

Purtroppo, caro Pietro, c’è chi Lo seguì ben oltre i reticolati, giungendo ai piedi della croce ed è Giovanni e questo fatto, incontestabile, rende vani i tuoi sforzi e santifica le tue vittime. Se fossi Giovanni, però, mi avvicinerei e toccandoti la spalla ti direi: “Dai su, nove se la sono data subito a gambe, almeno tu ci hai provato”, ma forse questo non farebbe che acuire un ricordo mai rimosso perché in conflitto con una volontà di potenza e di primato che si agita nelle sue ceneri, quelle del fuoco a cui si accostarono quella notte che riempì di ombre il tuo passato e il tuo futuro.

Pietro, non v’ingannate, conosce molto bene la Scrittura, nella lettera e nello spirito (2Cor 3,6) e sa che di lì a poco si consumerà il suo destino, perché quel “Donna ecco tuo figlio” e figlio “Ecco tua madre”(Gv 19,26-27) non è un vezzo, non è la parte tenera di un dramma, ma segna una discendenza legittima che fa la differenza con quella naturale.

Maria e Giovanni sono, rispettivamente, madre e figlio, per cui la discendenza e l’eredità spirituale appartengono a Giovanni ed è lui che detiene un primato che appartiene allo spirito e non alla lettera, cioè quella che si può strappare magari inquisendo la Scrittura e facendola ritrattare (Mt 16,18; Gv 21,17).

Sarebbe sufficiente un atto d’umiltà, forse sarebbe sufficiente pensare a quel coraggio che è arrivato sino in città dai Getsemani per poi però svanire, ma questo umilia un ego che non tollera rivali, tanto meno coloro che riuscirono, come Giovanni, a giungere al traguardo di una maratona di passione e cogliere a pieno titolo il bacio filiale di Maria per una discendenza legittima che non nega affetto a quella naturale, ma non può -non sarebbe giusto- umiliare quella legittima in ossequio a un ego smisurato che non si accompagnò e non si accompagna, però, a un uguale coraggio.

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