Vos autem dixi amicos

La vita di un santo, in questo caso di una santa, Teresa d’Avila, non è mai un caso, Eccellenza Joseph Ratzinger, perché niente è lasciato al caso. Dalla sua nascita, sino alla sua morte si dipana, infatti, una biografia che si fa teologia per un Emmanuele che non è solo Dio con noi, ma anche Dio con lui o con lei.

In questo senso, coloro che hanno studiato la vita di Teresa, possono scorgere il senso profondo di quella vita che non è riconducibile alla nostra vita mortale, perché si fa universale, eterno.

Niente credo sia sfuggito ai biografi e ai commentatori di Teresa, ma qualcosa credo rimanga ancora da dire sull’amicizia che la legava a Dio come dovrebbe legare la Chiesa e questo qualcosa è la sua morte, avvenuta la notte tra il 4 e il 15 ottobre del 1582, quando si riallineò il calendario, passato da giuliano a gregoriano.

Se il pellegrinaggio terreno di Teresa è costellato d’impronte divine, la sua particolare morte diviene messaggio, anche se, mi pare, tutti riconducano il fatto al caso, anzi, forse a una benedizione dell’iniziativa gregoriana, quando però è il suo contrario.

Se la santa predica l’amicizia con Dio, altrettanto fa la Chiesa che però ha stravolto il senso dell’umanità di Gesù e dunque la sua amicizia, adottando non un nuovo calendario, ma una nuova storia, una nuova cronologia e una nuova Bibbia con quel 4-11 ottobre del 1582.

Quello che in realtà accadde, la storia non ce lo racconta, per una reticenza che si fa omertà e arbitrio: la Scrittura fu sconvolta nella sua umanità, cioè storicità, per far posto a una invenzione fredda, tanto che colui che ispira la Scrittura, Gesù, non è più visto nella sua umanità (storicità) che lo vedrebbe muoversi nella storia tutta, ma è fatto oggetto di un esame autoptico grazie al quale si sa tutto, ma solo nella misura in cui è morto, morto al secolo, nascosto alla storia, rientrando a pieno titolo nel pantheon pagano come deus absconditus, cioè divinità tra le divinità, uno dei tanti.

Il blog questo lo sa molto bene, perché ha di nuovo tracciate le coordinate bibliche della storia riportandole su una rotta sicura che è quella originaria, fedele amica di Dio. L’ha riportata, cioè, all’origine, a una povertà evangelica che non è ponderoso studio, ma semplice adorazione nella misura in cui la storia altro non è che una eterna epifania, cioè un manifestarsi di Dio all’uomo, tanto che noi non parliamo di teologia della storia, ma affermiamo che la storia, nella sua esatta sintesi, è teologia.

L’aver, dunque, Eccellenza Joseph Ratzinger, stravolta la cronologia biblica per far posto alla storia, quella con la minuscola, ha infranto non solo l’amicizia con Dio, ma ha pure disumanizzato la storia disumanizzando il Cristo, cioè rendendolo frutto di un secolo ceco e accecante.

La vita di una santa, emerito Papa Ratzinger, non è un caso, abbiamo scritto, per cui non è un caso che Teresa, l’amica di Dio, muoia quando quella nuova storia e quella Nova Vulgata nascono e con loro si celebra un Natale che si fa profano, perché assolutamente falso alla storia e al calendario.

Accadde di notte tutto questo. Nella stessa notte l’una e l’altra cosa: si partorì il gregoriano, morì Teresa, cioè nacque Ciro e morì Gesù. Non lo dico io, ma la vostra Teresa che in quella notte tra il 4 e l’11 di ottobre 1582 avete battezzato Ciro e sepolto Gesù, per poi tumularLo all’interno di una cripta senza nome e senza storia: la Sistina, tutt’ora in “abuso”.

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