Gasoline, Best in show

Guidava nella notte esausto ma con la pace nei sensi. Ogni curva gli ricordava le capriole in quel letto di fortuna in cui aveva consumato un overdose di sesso.

“Dio mio, Dio mio che gnocca!” si ripeteva ancora incredulo della performance. Non era la solita scopata, no davvero. Quelle due sue dita che dal pollice del piede avevano percorso ogni millimetro delle sua gamba fino al pube, avevano inciso brividi indimenticabili con quelle unghie affilate da gatta, tanto che ancora, al ricordo, aveva brividi caldi

Quelle due dita avevano passeggiato sulla sua pelle lentamente, ora graffiandola, ora carezzandola per poi profondersi in piccoli baci e riprendere il cammino fino al pene. Lei sorrideva, strada facendo, guardandolo con segno di sfida alimentando un’attesa che parve secoli.

Tirò dietro i suoi capelli pettinandoli con calma, per poi tirarli in parte e dischiudere le labbra calde calandosi sul suo cazzo che pareva scoppiare. Quando le sue labbra lo raggiunsero e lo penetrarono, ebbe un singhiozzo e i muscoli del ventre si irrigidirono in uno spasmo.

Durò un’eternità quel caldo umore di saliva e fiato, ma poi s’interruppe per una presa con le mani che fecero violenza al suo sesso e l’attimo dopo esplose svuotandosi sino all’anima fuggita altrove, scacciata da un orgasmo ormai privo di sensi, perso laddove il suo sperma era giunto.

“Che sera, Dio che sera!” gridò a se stesso ancora lì, in quel letto, sebbene in auto, senza rendersi conto che la sua vita stava cambiando marcia, scalando da una piena di sentimenti, a una ridotta esistenziale grippata.

La spia acustica segnò il livello della riserva e fu costretto a deviare per fare benzina. Raggiunse un distributore automatico ma non scese subito, volle rollarsi e accendersi una sigaretta prima di mettere mano alla pompa. Fissò gli occhi sul cruscotto e il display del serbatoio porto a fondo i suoi pensieri senza un motivo apparente.

“Se io fossi l’ultimo” pensò d’un tratto “l’ultimo della terra, non sarei forse in paradiso? Se tutti fossero migliori di me ed io mi considerassi il peggiore, non sarebbe il mio paradiso in terra? Incontrerei un ladro e sarebbe migliore di me. Una prostituta altrettanto e persino la vecchia del rosario e la giovane abortiva. Tutti, tutti migliori di me ed io felice d’incontrarli perché ultimo, ma primo delle bestie.

Non giudicherei, che senso avrebbe? qualunque cosa avessero fatta o detta non raggiungerebbe la mia rovina. Ogni strada, ogni via, ogni piazza sarebbe un angolo di paradiso ed io lì muoverei i passi della prima creatura irrazionale e per questo non giudicata, ma evitata.

Reietto, abietto, spergiuro, bestia sarebbero le mie doti e m’inchinerei al verme. Non ci sarebbe più lotta, nessun nemico da combattere ma solo pace ed avrei persa una ragione in fondo mai avuta, se non quella di aver odiata la mia vita fino a tal punto da non averla mai data, andando impunito perché coerente ed aver limitato il danno e la rovina.

L’accusa di me stesso sarebbe il mio lamento e con essa cercherei pietà di fronte all’ubriaco, allo spacciatore, alla vedova e all’orfano. Pietà, pietà griderei dal profondo avendo una sola colpa: l’essere nato.

Un’altra auto si fece avanti nella piazzola di rifornimento puntandogli i fari addosso. Si sentì d’un tratto come su un palco. Abbassò la testa e ingranò la marcia di un’auto e di una notte mai spente. La spia del carburante segnava un livello molto, molto basso, ma si gettò in strada dimenticò del pieno di emozioni di una serata che lo aveva incoronato Best in show.

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