Savonarola e l’happy hour

Ci sono aspetti della tua vita che assumono un senso dopo molti anni perché magari una lettura ha fatto emergere di nuovo quel lato “oscuro” ancora della tua psiche.

Uno di questi è la mia predilezione per la Firenze dell’arte, delle genti e della mia università, ma sebbene il contesto internazionale, a me hanno sempre però lasciato un profondo ricordo e un’altrettanto profonda impressione due luoghi, due piazze in particolare: Piazza Savonarola e Piazza Santo Spirito.

La prima era quella in cui consumavo il mio panino prima delle lezioni pomeridiane; la seconda quella che ho visitato per lo più di notte, perché ci tenevano il mio corso d’inglese.

Davvero poco, direte: “Eri a Firenze e ricordi solo due piazze?” ed io vi rispondo sì, in fondo quelle sono le piazze della mia memoria. Adesso, tuttavia, capisco perché, non in relazione alla seconda, cioè Piazza Santo Spirito, ma alla prima, cioè Piazza Savonarola che già di per sé è molto evocativa per uno spirito forse inquieto e condannato egli stesso al rogo della polemica, sterile addirittura, perché il blog mica ne dà tante di soddisfazioni!

Tuttavia, te le togli quelle soddisfazioni quando gli studi riemergono a dipingere un affresco tutto italiano circa la storia della Chiesa e lì fa irruzione, nella tua Firenze universitaria e toscana, Girolamo che tu ricordi imperioso grazie alla statua che campeggia nella sua piazza.

Savonarola (1452-1498) si batté contro un umanesimo che si fece latore del riscoperto messaggio di una classicità che si vuole oscurata dal Medioevo. I classici tutti ne goderono, perché di nuovo tennero lezione e le loro opere ristudiate a dovere per un compendio tutto nuovo, cioè umanista.

Bisogna però dire che un’opera non è solo ciò che si legge, ma ancora più riflette quel che si pensava al momento della sua redazione. Questo significa che essa riflette un contesto e una cultura tutta, in questo caso la classicità.

Essa fu anche espressa da adagi alquanto lapidari quali nomen omen, cioè nel nome si nasconde un presagio, talvolta un futuro e in questo caso anche una ragione, la ragione per cui la Bibbia di lì a poco fu falsata, anzi, stuprata (padre Aberto Maggi) da Sisto V Peretti (1521-1590, Papa dal 1585 al 1590), il falso profeta, secondo noi.

Lo abbiamo scritto così tante volte che il blog ha dedicato una categoria al falso profeta che però mai si è avvalsa, quella categoria, di una prova che andasse oltre l’evidenza del grande falso che necessitava e necessita di un contesto che non solo l’abbia partorito, ma lo abbia anche legittimato, in questo caso l’Umanesimo.

Lì la cultura e il pensiero si fanno antropocentrici, l’uomo, cioè, riabilita la sua condizione e si pone al centro della storia e dell’universo. In questo, la Chiesa, non sa dargli torto e si adegua per raggiungere il culmine del suo pellegrinaggio terreno, perché mendica ai piedi del secolo sebbene l’arte, il fasto, il (mal)costume e il pensiero tradiscano essi stessi la sua rinascita, quando invece, in realtà, segnarono la sua morte spirituale.

Savonarola si batté contro questo pellegrinaggio nell’inferno del mondo e all’inferno di fuoco ci finì impiccato, perché arso come eretico, lui che si appellava al buon costume evangelico.

Alcuni lo ritengono un santo, tanto è vero che la diocesi di Firenze ne ha promossa la causa di beatificazione; altri, ne sono certo, lo hanno consegnato a una damnatio memoriae, ma in ogni caso egli ha voluto, con il suo nome, lasciare il proprio testamento e dirci l’ora, dirci quando lo stupro della Vulgata fu reso possibile e impunibile, cioè durante l’Umanesimo che giustificò l’uso della violenza contro il corpus biblico, sino allora fatto salvo dalle orde umanistiche e poi rinascimentali.

Savonarola lo dice chiaro con il suo nome e i toscani come me capiranno che la sua è una pronuncia dialettale perfetta perché addirittura corrente ai giorni nostri, affinché la piazza, la sua “piazza”, bene intenda oggi come allora.

Infatti, se leggiamo a rovescio il suo cognome Savonarola, in ossequio al nomen omen della classicità tanto amata dagli umanisti, appare chiaro (S)aloranova, cioè il toscanissimo e oltremodo fiorentino Sa l’ora nova, che diviene moto di rassegnazione con Sa, l’ora nova...come a dire che in quell’ora e in quegli anni nacque quella cronologia (ora) altra, falsa e attualissima, ma illegale che il blog denuncia da anni e che adesso ha trovato, dopo il suo artefice (Sisto V), anche il contesto che l’ha legittimata e ha reso possibile uno stupro di gruppo, cioè umanista, per un femminicidio scritturale tuttora impunito e impunibile, ma che ugualmente grida vendetta al cielo, al secolo e alla piazza.

Chi ha promosso la sua beatificazione è encomiabile e ha tutto il mio plauso, ma faccia molta, molta attenzione: Savonarola fu scomodo da vivo, ma potrebbe esserlo molto, molto di più da morto.

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