Curia, la violenza e la sua etimologia

Egregio Dottor Torresani,

le scrivo di nuovo così sarà certo, per quel nulla che valga, che il suo libro, Storia della Chiesa, dal prezzo enorme se si considerano le mie finanze, è stato un bell’acquisto. Non è tanto il “sapere” che esprime ad avermi colpito, quanto gli spunti di riflessione che esso contiene, spunti che sono molto congeniali alla mia ignoranza, neanche presunta, ma tale.

Uno di essi, non ci crederà, è riuscito a dare ragione di un cruccio mnemonico che risale al liceo, quasi un “col-lapsus” della memoria ferma lì a quel termine che indicava una pressione molto bassa di un contesto clinico storico però già malaticcio.

L’antologia di storia che il mio liceo classico consigliava era Stato e società nei secoli e qualche brano l’ho letto, perché nello studio, come nella vita, sono molto mei generis e talvolta evito la strada piana dei manuali per addentrarmi, senza profitto, nella foresta delle antologie.

In quell’antologia, dicevo, lessi un’etimologia davvero strana perché denota coraggio ed è quella di “Curia” (romana) che l’autore del brano scelto faceva risalire a ex cruore, cioè “dal sangue”, che non segna però, come vedremo e forse lei sa, un complemento di origine, ma di mezzo, poiché cruor, cruoris significa “sangue”. E questo, mi creda, mi è sempre rimasto impresso e senza motivo apparente fino alla lettura del suo libro, dove lei sa ben spiegare le origini e la natura di quel sangue, anche se le è sfuggito la ferita che l’ha prodotto, che è Sant’Agostimo, da me sempre considerato il problema della Chiesa cattolica divenuta, dopo di lui, conventicola di intellettuali.

Infatti, Agostino nel suo Commento al Vangelo di Giovanni ci parla di un fatto di sangue a carico dei cattolici (se già li si definissero così mi sfugge), fatto che Agostino giustifica in maniera tutta sua, cioè che è bene che siano stati uccisi perché, pur trattandosi di un delitto, loro facevano di peggio: mandavano all’inferno.

Nota l’istanza anti-ereticale che già era sorta? Essa ha avuto solo bisogno di tempo per esprimersi a dovere e trasformarsi da disputa in lotta aperta, continua e violenta come lei del resto afferma quando riferisce che attorno al mille la Chiesa si armò in prima persona e non lasciò più mano libera al potere secolare nei lavori sporchi che aveva intenzione di svolgere da sola e meglio.

A questo si aggiunge quanto di nuovo lei ha scritto, cioè che il movimento anti-ereticale divenne, sempre in quegli anni, violenta repressione, anni che di lì a poco videro la quarta crociata che Innocenzo III scomunicò, dopo averla promossa però, perché rivoltasi contro Costantinopoli per un massacro che fece rimpiangere le orde barbariche e arabe assieme.

Potrebbe essersi trattato di un increscioso errore, ma Innocenzo non è Innocente: era giovane, forte, ambizioso, spregiudicato. Il contesto in cui si mosse, poi, gli era davvero congeniale: gli eretici non più al bando, ma a morte e chi lo era più eretico e fastidioso di Costantinopoli?

Ecco, allora, le vele veneziane sospinte dal piagnisteo romano che vorrebbero farci credere a un “infortunale”, ma a ben guardare si vede bene l’energica voga Innocenziana che sospinse una flotta di assassini contro Costantinopoli.

Di certo prima si presero accordi con gli arabi dicendo loro: “Adesso entriamo nella stanza e chiudiamo la porta. Voi state buoni che ne uscirà vivo solo uno. Poi ci troveremo d’accordo” e infatti lei scrive che ci un ci fu un armistizio decennale addirittura rinnovato alla scadenza.

Quello fu il primo assalto che quando è demoniaco è il peggiore perché coglie di sorpresa ed è devastante come infatti lo fu. L’Oriente cristiano, anche se non sulle prime, si chiuse a riccio, mai dimentico di quel mare di sangue, ma niente poté quando a Sarajevo si appiccò il fuoco all’Europa per fare l’arrosto con la Russia che scioccamente uscì dai suoi confini. Essa, infatti, fu di nuovo devastata sin nel profondo delle sue campagne volute secolarizzate, cioè scristianizzate in nome della Rivoluzione ma, in una parola, volute semplicemente occidentali (cattoliche), tant’è che Lenin vide una necessità e un’urgenza tali da ricorrere a un decreto governativo sin sulle prime, quando decise di abrogare il giuliano per il gregoriano, cosa che potrebbe apparire di poco conto, ma non lo è se si considera quello che in realtà è successo: la Chiesa ortodossa omologata alla storia e alla Bibbia occidentali, perché già prima gli si era rifilato il pacco napoletano del Lenigradensis, rinvenuto a Odessa non si sa dove, ma scritto, falso, a Roma e giunto via Napoli, la migliore in assoluto, nel Mar Nero.

Ma forse non bastò e allora si fece sorgere il cattolico Hitler, di cui mai sono stati aperti gli archivi come si farà per Pio XII, affinché la Russia di nuovo si piegasse al gioco di una purga su vasta scala, quella europea, cioè l’Olocausto, per debellare un per me certo messianesimo ebraico sorto nelle comunità tedesche nei primi decenni del ‘900, anni di cui Leo Baeck fu primo testimone, Levi l’ultimo perché si gettò dalla tromba delle scale, mi pare, ma solo dopo aver sorbito un caffè al bar e questo provocò un notevole, perché acrobatico, balzo di pressione.

Ecco questa è la riflessione che grazie a lei sono riuscito a fare sulla base di un cruccio che nasce in Curia, cioè dal sangue, versato copioso anche in nome dell’Inquisizione perché eretici non si nasce, si diventa ma c’è da capirli: sono Innocenzi.

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