La città di Dio: le fondamenta lucane

Sto leggendo un testo che illustra la Storia della Chiesa cattolica e lì si scrive che che Gerusalemme cadde sotto le mani arabe nel 638. Molti lo sapevano, forse anch’io avendo studi liceali e universitari alle spalle, ma che in questo caso sono stati di breve memoria, mentre solo adesso, alla luce di questo blog, mi rendo conto che sarebbe stato molto importante ricordare, perché Gerusalemme è uno dei motivi principali che muovono, assieme alla sua storia, la cronologia del blog stesso.

Di una cosa siamo certi: i nostri Re sono gli unici corretti e la loro cronologia è ben lungi dall’essere un quiz senza soluzione di continuità. E’ alla luce, ad esempio, della costruzione della porta superiore del tempio che affermiamo ciò, laddove il calendario sabbatico e giubilare coincide perfettamente in un anno di regno del regno di Jotam, colui che avviò la sua costruzione testimoniando, quella coincidenza sabbatica e giubilare verificantesi ogni 350 anni, su un range di regni lungo 484 e 6 mesi, che il fatto celebrò un evento straordinario, l’unico che potesse giustificare la modifica strutturale al tempio da Salomone a Erode.

Inoltre testimonia a nostro favore pure la ghematria, ma nel suo senso più nobile e alto se questa si esercita nell’oracolo dell’Emmanuele, laddove il nome proprio greco di Emmanuele ha un valore di 644, come 644 a.C. è il primo anno di regno di Ezechia, il re indicato da sempre dall’esegesi ebraica che è giusta, ma non tiene conto che la ghematria lo indica, certo, ma su una base scritturale neo testamentaria, perché il greco che la esprime è tale, tanto che noi siamo giunti alla conclusione che proprio perché non è Gesù, è Gesù l’Emmanuele espresso dalla isopsefia dei Vangeli.

Sono solo due esempi, a cui si aggiunge che solo il 989 a.C. come primo anno di regno di Davide a Gerusalemme e il 505 a.C. anno dell’esilio babilonese possono esprimere una cronologia biblica che divenga asse cronologico portante di tutto quanto un edificio cronologico biblico da cui ricavare i singoli aspetti di una cronologia molto più ampia che giunge sino all’Anno Mundi.

Dei Re, dunque, siamo certi, come siamo certi che Gerusalemme, in quei Re, è la capitale politica, economica e spirituale e quindi è il luogo fisico dove la regalità si esercita al suo massimo grado che però non era assoluto, tanto che noi, a suo tempo, abbiamo diviso i regni di Giuda in assoluti e sincroni, nel senso che esiste una cronologia dei regni di Giuda che il deuteronomista fa coincidere, al momento dell’accesso al trono, con quella del suo corrispettivo di Samaria.

Questo periodo va dalla divisione del regno (909 a.C.) sino al primo anno di regno di Manasse (615 a.C.), ma forse prima, fino cioè alla caduta di Samaria nel 638 a.C. (sesto anno di Ezechia), quando il competitor istituzionale, politico e religioso scomparve e Gerusalemme divenne la capitale dell’intero ebraismo.

In quegli anni, da Ezechia in poi, Gerusalemme, come durante il regno unitario, rappresentò l’Antico Testamento tutto, perché essa divenne a pieno titolo la capitale dei Salmi, cioè di una preghiera che divenne libera dalle espressioni ereticali samaritane, nel senso che solo Gerusalemme gli Ebrei potevano invocare, caduta Samaria.

Questa dualità di potere e poteri tuttavia non si esaurì con la caduta d Samaria. Infatti con l’avvento del cristianesimo, la Gerusalemme vetero testamentaria fu oscurata da quella celeste e promessa (Eb 12,22), nel senso che se l’AT aveva la sua capitale nella prima, il NT aveva eletta un’altra Gerusalemme, creando di nuovo un dualismo che fu vissuto negli stessi termini del primo, di quello, cioè, tra Samaria e Gerusalemme.

Lo strano, ma non nel senso teologico della storia, quello che Agostino per primo ha colto, è che la Gerusalemme storica cadde per mano araba proprio nel 638, stabilendo un evidente parallelismo tra la sua sorte, scritta, e quella, altrettanto scritta, di Samaria, se entrambe caddero nel 638: l’una dopo, l’altra avanti Cristo, per una storia che appare essa stessa teologia, cioè essenza della teologia stessa.

Agostino fu i primo a cogliere, con la sua Città di Dio, questa teologia tanto da dividerne le epoche in

Da Adamo a Noè

Da Noè ad Abramo

Da Abramo a Davide

Da Davide a Gesù

Da Gesù al Suo ritorno

Si attribuiscono all’Ipponate molte fonti di consultazione e ispirazione (quasi tutte vorrei dire) ma ne sfugge una se wiki ben le riassume; gli sfugge, cioè, Luca giudicato evidentemente fuori dalle fonti e ispirazioni possibili agostiniane che hanno permesso quella ripartizione storica che diverrebbe, sic stantibus, caratteristica precipua di Agostino, come infatti gli viene attribuita, ma è curioso allora come noi l’abbiamo rinvenuta nelle pieghe di una genealogia lucana forse, chessò, attribuita anch’essa ad Agostino se non cita l’evangelista.

Infatti, come potete facilmente comprendere consultando la tabella, noi avevamo non solo tracciate quelle stesse tranches cronologiche attribuite ad Agostino, ma grazie a Luca calcolate anche nel loro caratteristico valore generazionale che ha permesso, poi, il computo di ogni singola generazione a cui si associa l’antenato di Gesù per una genealogia che fa storia più che famiglia, tanto che è stato possibile datare pure il sacrificio di Isacco. Vediamola quella genealogia allora

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Di certo Luca non si ispira ad Agostino, ma è il contrario, perché l’Ipponate conosceva prima e incomparabilmente meglio di me la genealogia lucana e ne ricalca lo schema teologico e storico, non generazionale stricto sensu, tanto da descrivere, sulla sua falsa riga, la sua teologia storica ne La città di Dio.

L’esegesi, come al solito ha fantasticato sino al delirio sull’ispirazione agostiniana, ma è molto più concreta e solida, perché sviluppata su basi scritturali, quelle che mi pare di poter dire manchino all’esegesi attuale e alla critica, che in mancanza di “gusto” è ricorsa alla quantità, mettendo un po’ di tutto che non si sbaglia mai. E invece no, si sbaglia se s’ignora del tutto che l’asse cronologico dell’intera opera è Lucano, andando così in bianco, come il camice del Dottor Luca, per hobby evangelista.

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