Law vs Justice, un super bowl d’altri tempi

Il clima che si respirava a Gerusalemme è ben descritto da Barabba, ma quella è solo la parentesi politica, cioè della polis e del suo establishment. Tuttavia c’è anche una piazza che non era al corrente dei fatti ma alimentava le voci: il Messia sta arrivando.

Questa notizia, immaginatela sui un social attuali e considerate lo scalpore se il topic fa parte dell’immaginario collettivo, cioè se l’intera nostra educazione e storia fosse stata votata all’evento.

La piazza, mediatica, impazzirebbe inseguendo il topic del momento e se ne direbbero di tutti i colori e fazioni, senza però giungere a una conclusione se da una parte c’è l’autorità ecclesiastica, mentre dall’altra quella di Dio. Se cioè da una parte c’è Barabba e dall’altra Gesù.

L’uno filius magistri cioè del sinedrio, l’altro di un falegname e lo scontro prometterebbe non scintille, ma risate; sulle prime però, perché poi il falegname si rivelerebbe il più classico degli outsider e per questo sottovalutato, ma non dal sinedrio che lo sapeva, sapeva che era il Messia.

Ecco, questo grosso modo è lo scenario e dunque tutto ciò vede una Gerusalemme in rivolta, nel senso che è rivoltata nel profondo, ma che fino all’ultimo non crede a Gesù e quell’ultimo è il 34 d.C., quando l’emorroissa guarisce e allora la città capitola perché capisce.

Prima, infatti, non aveva capito Isaia 53,3-5 e le Sue, neanche nostre, iniquità. E non aveva capito che quella pietra scartata dai costruttori era cosa “mirabile” ai nostri occhi (Sal 117/118,23), dove il senso non è la meraviglia, ma l’incredibilità del fatto.

Come poteva colui di cui sanno essere gran peccatore (Gv.9,16-24) essere candidato al ruolo di Messia? Se la Legge lo condanna senza appello, Dio poteva giustificarlo essendo la fonte di quella stessa Legge?

Questa era la domanda che la piazza rivolgeva a se stessa ossessivamente e che faceva risultare la storia non “mirabile”, ma letteralmente assurda. Tuttavia sfuggiva, alla piazza, che Dio è sì legge, ma ancora più giustizia e la partita era proprio quella: Law vs Justice, un superbowl coi fiocchi, insomma.

Ecco perché bisogna distinguere bene i due piani o, meglio, i due tavoli che si trovò a dover fronteggiare Gesù: da una parte il sinedrio che Lo odiava; dall’altra la piazza che avrebbe potuto amarLo.

Il sinedrio sapeva sin dal dialogo di aperto contrasto avuto all’ombra del tempio (Gv 2,13-25); la piazza dovette attendere quello che sì fu “mirabile”: la guarigione dell’emorroissa.

E’ in questo lasso di tempo che il duplice fronte di Gesù diviene evidente perché dal 23 d.C., quando insorge il malessere di Gerusalemme simboleggiato dall’emorroissa, si deve attendere il 34 d.C. per la guarigione, cioè perché il Messia da incredibile, divenga credibile, cioè “mirabile”; ma il sinedrio era invece già al corrente della Sua nascita sin dal 32 d.C. anno in cui nasce il Cristo con il Suo ministero, tanto è vero che tutto si riassume in un calcolo che è perfettamente identico alla gravidanza.

Infatti dal 23 d.C. al 32 d.C., inizio del ministero, passano 9 anni come 9 sono i mesi di una gestante, ma solo l’occhio clinico di coloro che erano al corrente di tutto poteva saperlo, come lo ha sempre saputo e come Lo ha sempre tentato, affinché la Legge Lo accusasse, quando però la Giustizia Lo aveva indicato a modello.

Due pesi e due misure al contempo e ciò “è mirabile ai nostri occhi”.

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