Taglia la testa al gallo

Propongo, al post numero 666 del blog, evocativo quant’altri mai, un’operazione in grande stile, anzi, la più grande operazione di arresto: quello di Gesù.

All’interno delle Forze armate, ci saranno certamente uomini “religiosi”, secondo un’accezione popolare che li vuole pure a Messa. Penso ai Carabinieri, per esempio, i quali sapranno meglio di tutti valutare il post, perché loro mestiere sono le operazioni all’alba, le più classiche, le più gettonate dai media che spesso ci propongono i blitz a quell’ora.

L’arresto di Gesù fu uno di quelli: una soffiata e la macchina militare del sinedrio si mise in moto, perché già allestita, che non vedeva l’ora, ora però che noi possiamo vedere, cioè conoscere. Certo, non ai nostri orologi che segnano ora, minuti e secondi, ma secondo l’ora dei tempi, cioè le veglie militari della sentinella che scandiva la notte di tre ore in tre ore partendo dalle sei della nostra sera.

Così, dalle sei alla nove era la prima veglia; poi dalle nove alla mezza la seconda; dalla mezza alle tre la terza che segnava il primo canto del gallo. I vangeli spesso sono cifrati, quasi a eludere la sorveglianza, perché roba di malaffare se creduti. Tant’è che Gesù fu arrestato come malfattore e crocefisso come ladro tra due ladroni, ma lui, credetemi, ne era il capo.

Un boss, insomma, che non si era riuscito ad acciuffare perché mancava la prova schiacciante, ma dopo la soffiata di Giuda i giochi erano fatti e scattarono le manette, con tanto di giornalisti al seguito: ci potete scommettere, perché come voi, Carabinieri, non gettate l’opportunità di pubblicizzare una cattura eccellente, anzi, la Cattura per antonomasia, così fecero i vostri colleghi perché tutto il tempo è paese.

Ma a che ora avvenne tutto questo? Ce lo rivela un pizzino strappato al Vangelo e forse alla censura, perché gente di riguardo ha pianto a più non posso: amaramente, dicono i vangeli, ed era Pietro, Carabinieri.

Per scoprire l’ora bisogna innanzi tutto far luce sull’arresto che avvenne con “lanterne e torce” (Gv 18,3) e dunque era notte, notte fonda di aprile, il 15 di Nissan, ovvero, stando a questo programma, il martedì del 21 aprile, cioè il 26 di Nissan che però deve essere retrodatato di 11 giorni al 15 (dal sabato al martedì), come indica il programma stesso (vedi screenshot in calce). Il 21 è 777, ghematria di σαυρός (croce) e in ogni caso simbolo di assoluta perfezione, cioè divina: un compimento (Gv 19,30)

Se dunque l’arresto avvenne di martedì, la crocefissione avvenne dopo il processo, cioè il giorno dopo perché altrimenti i fatti assumerebbero una velocità insostenibile, anche se comprensibile. La crocefissione avvenne di mercoledì e qui ci è d’aiuto il “segno di Giona” cioè “tre giorni e tre notti”
(Mt 12,40) reali e non simbolici -che non gli tornano i conti- nel ventre della balena, cioè della terra, trattandosi di una sepoltura.

Facciamo noi i conti, allora:

mercoledì-giovedì = 1 giorno

giovedì-venerdì = 2 giorni

venerdì-sabato = 3 giorni

Domenica, quarto giorno, cioè il primo giorno della settimana ebraica (Gv 20,1), resurrezione come si sostiene da sempre.

I conti tornano (in altri casi no: anche assumendo la cronologia dei sinottici manca una notte) per quanto riguarda il giorno, ma possiamo sapere qualcosa dell’ora? Io penso di sì se leggiamo tra le righe di Marco che ci dice che il gallo canta due volte (Mc 14,72) a fronte di un rinnegamento di tre.

Dunque questo significa che erano passati due turni di guardia (canto del gallo, da notare la perfetta ripartizione della notte in 13,35 che considera “canto del gallo” le veglie dalla mezzanotte alle sei) ) e siamo, dunque, tra le tre di notte e le sei in ogni caso quando era ancora buio; e infatti a Gerusalemme il sole sorge, il 21 Aprile (la Pasqua di quest’anno 2019), alle 6:04, quando una città si svegliò e dai giornali, telegiornali e facebook apprese del pianto di Pietro.

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