Sulle sponde di un salmo

Isaia 21 è il passo della notte, una notte profetica, interminabile perché misura del tempo di Dio che agli occhi degli uomini è incomprensibile.


 Smarrito è il mio cuore,
la costernazione mi invade;
il crepuscolo tanto desiderato
diventa il mio terrore.

così recita il versetto 4 che ha una sentinella posta in quella notte di terrore ed essa stessa s’interroga quando grida


Al posto di osservazione, Signore,
io sto sempre, tutto il giorno,
e nel mio osservatorio
sto in piedi, tutta la notte.

e quando risponde al quesito di tutti su quella stessa notte


«Sentinella, quanto resta della notte?
Sentinella, quanto resta della notte?

Nei vangeli c’è una notte simile, quella del “pescato nulla” (Gv 21,3). E’ la notte del naufragio dell’attesa e della speranza, nonché della fatica vana. Anch’essa, cioè quella notte, si colloca al capitolo 21, sebbene di Giovanni e questo non lo troviamo casuale, perché di un’unica notte si tratta: l’una profetica, è vero; mentre l’altra messianica, ma l’attesa dei profeti e di per se stessa messianica e questo unisce i passi e i capitoli.

Capitoli fermi al numero 21 d’Isaia e Giovanni che altro non sono che 7 7 7 di perfezione e compimento, perchè σαυρός (croce) è tutto quello: è il Messia crocefisso, non a caso, nel salmo 21(22) che non è messianico, ma della croce e dunque quel 7 7 7 di σαυρός ha un’eco illustre nel salmo 21 anch’esso 7 7 7, come lo sono i capitoli di Isaia e Giovanni.

Quella notte di attesa, quindi, ha la sua sua clessidra nel numero sette, ma anche in quel pescato che Giovanni assurdamente numera, come se i pesci, seppur grossi, fossero destinati al mercato e dunque contati e pesati.

No, non li destina al mercato, ma ai salmi, è lì che lui vuole attirare la nostra attenzione, perché li immagina pasto propiziatorio che celebra la fine della veglia profetica e messianica, tanto che un salmo, distrattamente considerato aggiuntivo, ha la stessa numerazione del pescato: 154 masoretico, ma 153 in una realtà sfuggita agli studiosi che riconduce però al 153, quello stesso che esprime il pescato. Leggiamolo, ricorrendo alla traduzione italiana che il testo lo offre un ottimo sito in inglese:


Glorifica Dio a gran voce e proclama la sua gloria nell’assemblea di molti. 
2Glorifica le sue lodi in mezzo alla moltitudine dei giusti e parla della sua gloria con i giusti. 
3 Unisci le tue anime al bene e al perfetto, per glorificare il Dio altissimo. 
4Radunatevi insieme per far conoscere la sua forza e non essere lento nel mostrare la sua liberazione, la sua forza e la sua gloria a tutti i giovani.
5 La sapienza è stata data affinché
si conosca
l’onore del
 Signore  , ed è stato reso noto agli uomini di parlare delle Sue opere:
 6 per far conoscere ai bambini la Sua forza e per far sì che coloro che non hanno comprensione comprendano la Sua gloria,
 7 che sono lontani dai suoi ingressi e distanti dalle sue porte; 
8 perché il Dio di Giacobbe è esaltato e la sua gloria è su tutte le sue opere.
9 Prenderà piacere in un uomo che glorifica l’Altissimo, come in colui che offre un buon pasto,
 10 e come in uno che offre capri e vitelli, e come in colui che fa ingrassare l’altare con una moltitudine di olocausti e come l’odore dell’incenso dalle mani dei giusti. 
11 La sua voce sarà udita dalle tue porte diritte e ammonimento dalla voce dei giusti. 
12 Nel mangiare e nel bere, quando condividono, saranno soddisfatti nella verità. 
13 La loro mente dimora sulla Torah dell’Altissimo Dio, e il loro discorso è per far conoscere la Sua forza.
14 Quanto lontano dai malvagi parla di Lui e da tutti i trasgressori di conoscerlo! 
15Ecco; 
l’occhio del
 Signore  ha pietà del bene! 
Egli moltiplicherà la misericordia a coloro che lo glorificano e, dal momento del male, libererà la loro anima. 
16Benedetto il
 Signore , che ha liberato i miserabili dalla mano degli empi; 
chi solleva un corno da Giacobbe e un giudice delle nazioni fuori da Israele,
 17 affinché possa prolungare la sua dimora in Sion e possa adornare la nostra epoca a Gerusalemme.
.

Il grassetto spiega la scena altrimenti sfuggente del Gesù cuoco con indosso non la tunica ma la divisa da chef stellato, perché quel pasto si consuma, in realtà, al salmo 153 del capitolo 21 di Giovanni dove la nassa evangelica gettata sulla parola (Gv 21,6) ha catturato lo stesso numero di pesci, grossi pesci, per un’eucarestia sulla riva di un lago a termine di una pesca miracolosa, cioè di resurrezione che scaccia, con i suoi aromi, i demoni della notte dell’attesa profetica e messianica come in Tobia 6,3-17.

Ecco questa è la cornice scritturale per comprendere Isaia 21 e Giovanni 21: è il salmo aggiuntivo 153, non a caso dell’ΙΧΘΥΣ (pesce)

Ps: i salmi senza attribuzione sono 35. Alla luce del 35 d.C. anno della crocefissione debbono essere studiati.

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