Luca 21,23 solo per quelle che

Luca ha un occhio di riguardo per le donne, vuoi perché nel suo Vangelo compare l’episodio dell’emorroissa; vuoi perché sin dall’antichità (Giovanni di Damasco) si sostiene la discendenza materna nella genealogia lucana e, infine, perché quella stessa genealogia ferma le generazioni da Davide a Gesù a 23 anni, quando 23 a.C. segna la generazione di Maria, anch’essa donna tanto che, aggiungiamo da ultimo, rùakh, cioè lo spirito generante di Dio, è femminile e alla luce della nostra cronologia l’Anno Mundi si colloca nel 3923 a fronte di una generazione mariana (di Maria) nel 23 a.C./A.M generando (vedi tavola in calce) una differenza netta di 3900 anni che, considerata per giubilei (50 anni), da un ciclo di 78 giubilei esatti, collegando rùakh a Maria, cioè lo spirito generante a quello ri-generante di Maria in un ambito tutto al femminile.

E’ alla luce di questo che noi c’interroghiamo sul discorso escatologico lucano (Lc 21,7-36), certi che la peculiarità femminile dell’evangelista possa sciogliere un passo esclusivamente femminile che da molti anni ci sta a cuore, cioè Guai alle donne che sono incinte e allattano in quei giorni
(Lc 21,23) e non, quindi, alle donne tout court.

E’ proprio la galassia ristretta dell’universo femminile che ci spinge a interrogarci e a dare una prima risposta, cioè che le donne incinte e le allattanti sono quelle più esposte: le prime perché la gestazione è momento cruciale per loro e per il nascituro; le seconde, invece, perché sanno che la vita del piccolo è nelle loro mani.

Dunque, deve accadere qualcosa che colpisce la maternità, qualcosa che la mette in serissimo pericolo, ma cosa? Cominciamo, rimanendo fedeli alla nostra esegesi, a mettere a frutto il versetto che è il 21,23 di Luca. Sin da subito ci compare chiaro quel 23 che compone le generazioni da Davide a Maria e poi a Gesù (vedi tavola in calce).

Il 23 del versetto, dunque, è generazionale e molto significativo, come del resto lo è il 21 del capitolo che sì, è 777 ma in questo caso non è, almeno per ora, influente; importante è invece considerarlo generazionale e inserirlo nella genealogia di Luca in calce e inserirlo alla ventunesima generazione da Davide (contando la successiva) e da quella a Maria per altrettante 21.

Certo che sono importanti Davide e Maria, ma in questo caso fa luce la generazione intermedia di Salatiel di cui solo l’ottimo Wiki inglese dà il sunto esatto, compresa la etimologia che risulterà determinante, come vedremo.

Noi siamo gli unici non solo ad aver datato le generazioni lucane, da tutti considerate esclusivamente genealogiche; e siamo gli unici, anche, ad aver stravolta quella genealogia da Davide a Gesù perché proprio avendole datate e avendo anche ricalcolato tutti i re di Giuda siamo stati in grado d leggere tra le righe, storiche, di quella stessa genealogia e collocare Salatiel non al rientro dall’esilio babilonese, ma al suo accadere, cioè nel 506 a.C. (vedi tavola in calce).

Lo ripeto: siamo gli unici e in un mondo democratico siamo perdenti, perché neanche minoritari, ma unici. Tuttavia il passo escatologico lucano sembra darci ragione, se ferma Salatiel al 506 a.C. perché quello fu l’anno sabbatico (in un’ottica di datazione doppia necessaria 507/506 a.C.) precedente di due anni la caduta di Gerusalemme (Ger 34,8-11), cioè fu l’anno che vide porre l’assedio.

Un assedio è la grandissima sciagura del passato. L’assedio prelude alla caduta per fame, per sete, malattia e morti e dunque la numerazione del versetto che mette in guardia le donne incinte e le allattanti ha trovato il suo assoluto contesto ideale che emerge attraverso 21 generazioni da Davide a Salatiel e altrettante 21 da Salatiel a Maria, rendendo Salatiel perno di tutto il discorso storico, generazionale e scritturale che ha nell’assedio per eccellenza, quello di Nabucodonosor, un indice di sciagura biblica forse addirittura superiore, per portata, a quello di Tito, se dette luogo al secondo tempio chiudendo l’epoca aurea di un regno e di un sacerdozio.

La nota cronologica del 506 a.C., che ferma la generazione a Salatiel, quindi, ha fatto bene il suo lavoro, ma anche Salatiel non è da meno, se avete compreso quanto sopra, perché Wiki inglese ne riporta il significato del nome che è illuminante e, almeno per noi, chiude il cerchio. Citiamo la nota di Wiki, a cui va il nostro grazie


In ebraico, il nome Shealtiel significa, Shə’altî ‘Ēl , “Ho chiesto a El (per questo bambino)”. Il nome riconosce che il figlio è una risposta alla preghiera dei genitori a Dio (El) per aiutarli a concepire e far nascere un bambino. Molti nomi ebraici esprimono allo stesso modo l’importanza, la difficoltà e la gratitudine per una gravidanza di successo.

Se avete chiaro quanto noi abbiamo scritto, la nota di Wiki vi apparirà illuminante, perché assolutamente in linea con i nostri contenuti; e se la numerazione del versetto lucano ha permesso di scrivere il post, la nota sul significato del nome riportata di Wiki ha permesso di provarlo parlando essa stessa di un genitorialità.

Riassumendo:

nel nostro discorso c’era di mezzo l’assedio di Gerusalemme nel 506 a.C. da parte di Nabucodonosor individuato dopo 21 generazioni da Davide come il 21 di Lc 21,23 consigliava.

Poi abbiamo visto che con altre 21 ci si collegava a Maria, la Partoriente per eccellenza.

In seguito abbiamo scritto che la minaccia rivolta alla donne incinte e allattanti in Lc 21,23 non poteva trovare altro contesto ideale che in quell’assedio.

Infine abbiamo letto il significato del nome colui che ferma la generazione di quell’assedio: Salatiel, etimo che ci parla di gravidanze e maternità.

Tutto questo perfettamente inserito in una cornice storica (assedio), generazionale (Davide, Salatiel e Maria) e scritturale (Lc 21,23) per un’esegesi tutta femminile di un passo certamente escatologico e femminile, ma non per tutte: solo per quelle che….

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