Un sogno a diaframma aperto

E’ ormai più di un mese che mi sveglio e alzo molto presto, talvolta prima delle 4 del mattino e il tempo l’ho dedicato alla fotografia, leggendo di fotografia anche per 3 ore.

Sembravano ore rubate al sonno, ma non è vero, nella misura in cui il sonno ha dato un senso alla veglia, anzi, il sogno gli ha dato un senso a una veglia che è stata dedicata, lo ripetiamo, alla fotografia.

Questa, allora, proporrò: una foto, che però altri dovranno fare, cioè quelli bravi, magari bravi veramente perché il sogno delle ultime ore di buio di stamattina (sveglia alle 6:09) è stato bellissimo: il cavallo verde e giallo (sì, verde e giallo) di Apocalisse.

Un sogno molto chiaro che sa riferire i particolari che si riveleranno fondamentali per un photoshop a portata di mano dei professionisti, magari, che quel cavallo li merita, qualora si dia credito al mio sogno che è questo.

Il cavallo non è giallognolo; né giallastro; né verdastro e non è verde e non è giallo, ma giallo e verde (i grecisti indaghino quel χλωρός di Ap 6,8). Ogni animale che ha un manto ha il pelo e il sottopelo. Ecco di quel cavallo il sottopelo, cioè quello uniforme e basso, è giallo; mentre il pelo, la lanugine, magari invernale, è verde.

Questo conferisce al cavallo una fluorescenza verde, mentre il manto è giallo, un giallo limone, acceso insomma. Un po’ confonde l’occhio quella fluorescenza, ma rimane ben visibile il manto gallo.

Non è tutto così però il cavallo, cioè non tutto così quel giallo/verde perché c’è un punto del suo corpo in cui tutto è perfettamente distinto ed è la coda. Lì, la fluorescenza scompare, sin dall’attaccatura della coda, notoriamente quasi pelle o di pelo estremamente basso e fitto, dove i colori, quasi a pelle, sono perfettamente distinguibili, a occhio nudo, in striscioline distinte che corrono verso il crine per dare seguito alla coda vera e propria che ha un crine o giallo o verde per un insieme giallo e verde formato da ogni singolo crine.

La coda, quindi, è l’elemento “distinto” e per questo un semiologo, magari sulla scorta della chioma di Sansone, dove risiedeva la sua forza, può dire la sua e può dire, anche, se il sogno, grazie alla coda, abbia un valore simbolico o meno.

Com’è morfologicamente il cavallo? Niente di più facile: Elfo, nel sogno, ha prestato il suo corpo, quindi un bel cavallo, un maremmano, per la gioia dell’ippica italiana che ha dato i natali a un cavallo di Apocalisse per coloro, ovvio, che credono al mio sogno.

Nella misura in cui è possibile fotografare Elfo è possibile dare una base reale al photoshop; ma scattate ora, perché il sogno è di ora e ora Elfo ha il fitto pelo invernale che ben si presta alla fluorescenza verde.

Potrei scattare io, neanche novello fotografo, ma pivello, ma non avrebbe senso: ci vuole uno bravo che sappia leggere tra le mie righe descrittive e fare un originale adeguato al photoshop necessario e successivo.

Credo sinceramente che ci sarà, almeno per me, da strabuzzare gli occhi perché è lui, com’era lui quello nero che sognai agli inizi dei miei studi biblici.

Raccontai il sogno a mio padre, in treno, andando dallo psichiatra a Firenze. Era la volta che lui stesso mi consigliò Liverani (perché lo conosceva? Un’imbeccata ad hoc per dissuadermi, per distogliermi?) in Feltrinelli, ma feci bene a non dargli ascolto e riferirgli, nonostante la sua stizza da figlio matto, che entrando nella chiesa lì a due passi da Feltrinelli, che non so se abbia cambiata sede, trovai aperto il Vangelo nel pulpito, e lì lessi, di nuovo, la pagina, aperta sul leggio, matteana della genealogia quella che di lì a poco avrebbe prodotto o aveva prodotto i Re di Giuda e Israele, non secondo Liverani, ma secondo la Bibbia che mai è andata Oltre ed è rimasta un sogno.

Ps: Per sicurezza farò uno scatto io ad Elfo: la sua età consiglia prudenza, per cui se gli accadesse qualcosa perderemmo molto, anzi, troppo, secondo me. Per il resto lui è lì e per un paio di chili di mele da condividere con Pino vi si mette pure in posa. Buon lavoro, se del caso.

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