Errata? Non più di tanto

Il post di ieri potrebbe sembrare completamente sbagliato, ma non lo è, anzi, è tutt’altro. I teologi sanno quanto sia complicata la questione quando si affronta l’unigenito. Come sanno, loro, il numero dei concili “delicati” al problema.

Volete che io, sulle prime, sia estremamente preciso? Impossibile, quel file teologico è di una pesantezza unica ed esige un processo di elaborazione lungo, perché non solo ha segnata tutta la teologia, ma la storia stessa delle Chiese.

No, non è sbagliato quel post, anzi, fa luce sul cuore stesso del problema che il Credo ben riassume quando parla della “stessa sostanza del Padre”, perché lì, in quella sostanza, si fondono due genealogie, ecco perché abbiamo un po’ confuso.

Lo abbiamo capito dopo che l’unigenesi fonde Matteo e Luca e non potrebbe essere altrimenti: questo è il cuore del concetto, cioè che la “sostanza” del Credo diviene (si fonde) evidente nella genealogia di Gesù, ecco perché il post di ieri ci ha presi alla sprovvista: ragionavamo secondo il vecchio schema.

Aspetterò che le bocce siano ferme prima di ri-scrivere il post e offrire ai teologi un ambito solido di discussione, in ogni caso nuovo ma che sin d’ora promette bene, anzi, molto bene, perché loro per primi capiranno che non era possibile, al primo colpo, fare centro in un ginepraio..

Se ho ragione, caro Bergoglio, “studia” tu che io non mi sbagliavo: c’era qualcosa, addirittura di grosso. Se avrò tempo oggi, altrimenti rimandiamo tutto a domattina quando apre il convento, in ogni caso a bocce ferme.

Ps: ovvio, se “mi sbaglio mi corrigerete”. Che male c’è?

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